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SEZIONE A. Aggiornata al 23/06/2010
Notizie dal
Congresso provinciale FAP-Acli
Sez. A1
Congresso provinciale
FAP-Acli 2010
Relazione del Segretario
Carla Dell´Orto
Premessa
Quando, nella primavera del 2006, tenemmo il primo Congresso FAP della provincia di Milano all’insegna del tema “Anziani: risorsa sociale” eravamo ben consapevoli dell’ampiezza dei contenuti, del progetto e dell’ impegno che esso comportava. Oggi apriamo il nostro secondo appuntamento congressuale che ha per tema “La FAP, partecipe nelle Acli e nella comunità” in assoluta continuità, ideale e programmatica, con quell’avvio.
Se allora abbiamo dovuto e voluto definire e comunicare l’identità sociale degli anziani e dei pensionati nel nostro tempo, oggi diamo seguito a quella ricerca e a quell’impegno facendo emergere e ampliando le connessioni e le relazioni della popolazione anziana con la cittadinanza nella vita di tutti i giorni, con le sue complessità e difficoltà, ma anche con le sue opportunità.
La nostra ragione sociale (Federazione Anziani e Pensionati) esplicita una visione che oltrepassa i semplici riferimenti produttivi o economici per abbracciare una dimensione esistenziale che vorremmo definire complessiva, che coinvolge quindi tutta la persona nella sua storia, nel suo presente e nel suo avvenire. Mi piace sottolineare questa concezione perché è connessa ai valori più alti, quelli che derivano dal Vangelo e che ispirano da sempre il nostro movimento, ponendo nel rispetto e nella coltivazione dell’integralità della persona e di tutte le persone, la finalità delle nostre azioni e del nostro agire nella società. Inoltre ci definisce come appartenenti a una generazione che, superata la fase dell’esperienza attiva ed economicamente produttiva, si appresta a vivere o già vive quella che vogliamo sia socialmente produttiva, in qualsiasi condizione ci troviamo ad essere, di buona o meno buona salute fisica, di soddisfacente o di carente autonomia economica.
Ne deriva che il nostro ruolo, la nostra importanza, il nostro contare sta nel sentirci come soggetti in relazione e nei legami che intratteniamo con gli altri. Questo ci fa partecipi nella comunità: essere parte attiva nelle Acli è una delle modalità per raggiungere questo scopo.
E’ con queste convinzioni, maturate nel quadriennio che si è concluso, che la Fap milanese si presenta al secondo Congresso provinciale.
Lo scenario socio economico
In questo nostro appuntamento non possiamo fare a meno di riflettere sul contesto sociale ed economico in cui viviamo e che si sta sempre più aggravando.
Dalla fine del 2008 la crisi economica e finanziaria, indotta da una dissennata speculazione finanziaria, funzionale ad un capitalismo dimentico di ogni responsabilità sociale, ha stigmatizzato l’idea che è possibile arricchirsi senza operosità umana ed ha ulteriormente penalizzato il mondo del lavoro: la crescita esponenziale del ricorso agli ammortizzatori sociali ed un tasso di disoccupazione in Italia (oggi dell’8,8% *- ultimi dati Istat) sono destinati a crescere ancora per molti mesi anche nelle previsioni delle rappresentanze imprenditoriali.
C’è chi vorrebbe convincerci che tutto ciò non riguarda gli anziani e i pensionati, poiché dispongono di un reddito certo, il cui valore reale potrebbe addirittura crescere grazie agli effetti deflattivi, cioè al continuo abbassarsi dei prezzi.
* questa percentuale è al disotto della media Eurozona che è del 10’% ma se consideriamo il tasso di occupazione giovanile siamo ben sotto alla media Europea di circa 8 punti ( il 27,7% a fronte del 20,6%)
A questa ipotesi si è contrapposta una realtà ben diversa nel corso di quest’ultimo anno fatta di prezzi che non sono affatto diminuiti per i beni di prima e di maggiore necessità. E’ significativo che uno dei provvedimenti anticrisi messi in campo dal governo, la social card, sia stato destinato in larga misura proprio a pensionati anziani in quanto detentori di redditi al limite o al di sotto della soglia di povertà.
Sulle pensioni hanno gravato anche gli aumenti tariffari di energia e trasporti. Inoltre i timori che manifestavamo quattro anni fa circa l’involuzione che stava subendo il lavoro, dei più giovani in particolare, si sono rivelati purtroppo fondati. Già prima della crisi globale si poteva osservare l’innalzamento dell’età degli occupati precari, il progressivo abbassamento dei redditi da lavoro dipendente e parasubordinato, l’erosione costante dei redditi da pensione, l’evidente difficoltà, o addirittura l’impossibilità, per tanti giovani, di programmare un futuro professionale e familiare di relativa sicurezza.
Il futuro che ci aspetta non sarà, per un po’ di anni, meno difficile della situazione attuale: i primi segnali di ripresa, che purtroppo non riguardano l’occupazione, stanno già alimentando una ripresa dell’inflazione e probabilmente sarà destinata a crescere anche la pressione fiscale per ripianare i bilanci pubblici, dopo gli ingenti esborsi finanziari effettuati dai governi per contrastare il tracollo del sistema creditizio.
Studi della Banca d’Italia e della Confindustria prevedono una disoccupazione in aumento fino al 2011 e un ritorno ai livelli di benessere del 2007, anno precedente la crisi, solo nell’anno 2017 (se saranno definite regole più severe per i mercati finanziari).
Conseguenza certa di ciò sarà l’abbassamento dell’ammontare contributivo (cioè dei contributi pagati dai lavoratori) con inevitabile sofferenza dell’intero sistema previdenziale.
Ma la preoccupazione maggiore va al taglio dei trasferimenti di risorse dal Governo centrale alle regioni, alle province e ai comuni, che sono tutti chiamati a garantire quella serie di servizi sanitari, sociali e assistenziali che sono garanzia della qualità della vita dei cittadini nei momenti di maggiore fragilità.
Le considerazioni critiche e preoccupate che stiamo facendo, in merito alla situazione contingente, non intendono peraltro alimentare quella atmosfera di rassegnazione e di rinuncia che sembra invadere una certa parte dell’opinione pubblica nel nostro paese, in particolare gli anziani ma non solo, che sembrano non ritrovarsi più negli orientamenti politici e culturali della società italiana.
Chi appartiene alla mia generazione o a quella immediatamente successiva è cresciuto in un clima politico che, pur caratterizzato talvolta da posizioni estremamente diverse e antagoniste spesso in aspro conflitto, non è stato costretto a vivere l’aggressività dell’azione e della comunicazione politica attuali.
Lo scontro politico-partitico avveniva entro una cornice comune, dentro la quale ogni singolo potere rispettava autonomia e indipendenza degli altri poteri e delle funzioni di controllo. Nessuno metteva in discussione la Costituzione nei suoi principi e nei suoi ordinamenti fondamentali, confermando un quadro istituzionale affidabile e autorevole sia all’interno sia all’estero. E’ stato, vale la pena ricordarlo, l’atteggiamento che ha contribuito all’isolamento del terrorismo e alla sua sconfitta.
Similmente la nostra generazione ha vissuto il lavoro come una sorta di documento di identità e di riconoscimento sociale (tra sconosciuti, la domanda di prammatica era - ma forse lo è ancora -: “…cosa fai?”); oggi questa visione lavoristica (l’aggettivo è sempre più frequentemente avvicinato o assimilato a “sorpassato”) sembra non bastare più; altri legittimi interessi (salute, ambiente, consumi, istruzione etc.), aspirano a costituire una nuova centralità nella vita umana.
Molti sono disorientati e si sentono disarmati di fronte ai problemi e ai drammi posti dal lavoro che cambia e dal lavoro che manca. Tuttavia alla priorità e alla irrinunciabilità del lavoro continuiamo a credere e, come ha scritto il Cardinal Martini (4 aprile 2010 – Corriere della sera-) “…..vorremmo vedere nel mondo leggi che assicurano un lavoro per tutti. L’uomo che non lavora muore di noia e di vergogna. Ma insieme con il lavoro l’uomo ha anche bisogno di una certezza globale, di un qualche cosa che gli assicura la speranza, la giustezza di un progetto di vita…..”
Non auspichiamo ritorni al passato e non faremo progetti sulle nostalgie di un bel tempo che, se ci pensiamo bene, non è mai stato davvero tale. Ma da anziani, partecipi nella comunità, ci proponiamo di confrontare con i sentimenti e gli orientamenti delle nuove generazioni questo nostro modo di sentire le problematiche esistenziali, sociali e politiche, perché in esso stanno quei desideri di uguaglianza e di fraternità che ci sembra indispensabile testimoniare e trasmettere.
Le politiche sociali
Tra gli scopi principali della nostra Federazione vi è proprio quello di difendere e potenziare lo stato sociale, in sintonia con il nostro essere Acli, nel far emergere i bisogni essenziali delle persone, nel promuovere politiche rispondenti e nel formare dirigenti capaci di interfacciarsi con le Istituzioni.
Bisogna stimolare e promuovere la concreta partecipazione dei cittadini (e intendo anche i nostri anziani e pensionati) nelle diverse fasi di ideazione, realizzazione e verifica delle politiche sociali, attraverso le associazioni, i sindacati, il terzo settore, affinché gli interventi di welfare vadano esattamente verso i bisogni reali delle persone, per garantire sicurezza sociale, vita dignitosa, eguaglianza: occorre quindi che la Fap formi persone in grado di impegnarsi sul territorio nei piani di zona e nei tavoli costituiti dagli Enti locali per le politiche socio-assistenziali rivolte agli anziani.
Così pure occorre un’ampia conoscenza della normativa sanitaria in continua evoluzione e anche una maggiore attenzione da parte della Fap, con il sostegno dell’Associazione, sulla nuova definizione dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (LEA) e sull’approvazione dei LIVEAS (livelli essenziali di assistenza sociale) su cui, a causa della mancata approvazione del Decreto Prodi del 23 aprile 2008 (in seguito alla caduta del Governo) è caduto il silenzio. Il Decreto Prodi prevedeva, tra l’altro, anche l’alta integrazione socio sanitaria di estrema importanza sia per i disabili sia per gli anziani.
Siamo dell’avviso che la monetarizzazione dei servizi, cioè la sostituzione di servizi diretti con vaucher o simili, non possa costituire la linea guida principale delle politiche sociali, che devono mantenere e potenziare quel carattere universalistico che ha fondamento nella presenza prevalente dell’intervento pubblico. Parlo appunto di presenza prevalente e non esclusiva perché siamo consapevoli che una riforma che non indebolisca, ma potenzi lo stato sociale, debba sempre più coniugare solidarietà e sussidiarie, per recuperare maggiori risorse e buona gestione, per garantire autonomia e libertà di scelta ai cittadini.
Voglio qui richiamare l’attenzione a un modello di welfare community che può rappresentare una interessante e coinvolgente evoluzione dello stato sociale, che tuteli il soggetto, che tenga conto di una personalizzazione e di una territorialità che superi la concezione dello Stato elargitore di servizi, per approdare a una comunità in grado di rilevare selettivamente i bisogni e di rispondere compiutamente ad essi, valorizzando i corpi sociali intermedi, tra i quali le associazioni come la nostra.
Sappiamo che nella nostra Federazione è forte la sensibilità verso questo approccio alle politiche sociali, provenendo gran parte dei nostri iscritti dalle stesse Acli che nei servizi sociali e nell’imprenditoria sociale si sono impegnate fin dalle loro origini, anche con risultati di eccellenza, proprio per poter rispondere alle esigenze degli “ultimi ”.
Per questo, abbiamo condiviso la proposta di riforma delle misure di contrasto alla povertà che ci è stata illustrata alla Conferenza Organizzativa Programmatica delle Acli Nazionali tenuta a Milano nell’aprile scorso: un piano triennale da presentare alle Istituzione per una riforma della social card, varata dal Governo nel dicembre 2008, che, da una misura d’aiuto per pochi possa diventare un vero e proprio strumento universalistico di contrasto alla povertà assoluta.
Credo però che sia molto più urgente l’introduzione nel nostro paese, come già avviene in diversi paesi europei, del “reddito minimo di garanzia” a sostegno di chi è inoccupato e di chi vive situazioni di disagio.
E’ anche tempo di rivedere il nostro sistema fiscale a misura della famiglia, della comunità famiglia, e dei redditi medio bassi.
La Fap: il territorio, la comunità
Per dare concretezza progettuale allo sviluppo della Fap nel prossimo mandato, ci sembra utile partire da una conoscenza aggiornata della realtà territoriale in cui ci muoviamo.
Per questo vogliamo qui ribadire la disponibilità a svolgere iniziative comuni sul territorio con gli amici del Sindacato mettendo a disposizione la specificità e le caratteristiche di tutto il sistema Acli. Come già le Acli Provinciali stanno facendo attraverso l’Osservatorio Lavoro, in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica, ci proponiamo di offrire un nostro contributo per una ricognizione dei servizi agli anziani nella nostra Provincia, attraverso rilevazioni statistiche, attraverso lo studio dei dati da tutte le fonti disponibili, attraverso momenti di dibattito e di approfondimento sul territorio provinciale.
Per questa via intendiamo contribuire ad accreditare sempre più la nostra Federazione insieme alle altre organizzazioni sociali e culturali, come interlocutori credibili per le Istituzioni, a partire dalle amministrazioni locali.
Queste idee le vogliamo innanzi tutto condividere con i tanti pensionati e anziani che abitano i nostri Circoli. I Circoli sono la ricchezza delle Acli capillarmente diffusa sul territorio e da questa realtà dobbiamo orientare maggiormente il nostro “fare”, accompagnando i Circoli in una nuova progettazione sociale che li faccia protagonisti, stimolando in loro la voglia di rimettersi in gioco da aclisti per promuovere cittadinanza attiva e partecipata.
Dobbiamo, per quanto ci compete, essere capaci di animare il territorio, capirne i bisogni coltivando i legami fraterni tra le persone e nella comunità. Compito questo non facile in un tempo dove trionfa un individualismo accattivante che annulla valori e accentua l’egoismo.
Proprio per questo noi non possiamo non condividere la sfida di partecipare per riscoprire la forza di un impegno sociale condiviso. Il territorio è quindi il principale impegno del nuovo gruppo dirigente che uscirà da questo Congresso.
La sperimentazione di nuovi percorsi sul territorio potrà avvalersi della collaborazione gratuita dei tanti volontari che vivono da tempo l’esperienza aclista.
E’ doveroso qui un breve inciso sulla valenza che ha assunto il volontariato nel nostro paese. Troppo spesso stampa e televisione presentano la realtà degli anziani sotto il profilo dell’invecchiamento demografico e delle sue conseguenze economiche (pensioni, sanità, servizi etc.) trascurando che gran parte del volontariato, e in particolare del volontariato rivolto ai servizi alla persona, è costituito da anziani pensionati, che mettono gratuitamente a disposizione tempo e competenze (non raramente anche soldi) per fornire prestazioni che altrimenti non sarebbero erogate dalle strutture pubbliche. Dovremmo forse tentare una sorta di rendicontazione di questo impegno, per costituire una ‘banca del tempo” e tentare di quantificare, in ammontare di ore, debiti e crediti degli anziani volontari.
Ma nemmeno ci deve sfuggire quanto, in tempo di crisi, le modeste pensioni degli anziani hanno fatto e stanno facendo da supporto ai giovani e alle famiglie toccate dalla disoccupazione, dalla sottoccupazione, dalla precarietà del lavoro.
La Fap è da sempre costituita da volontari. In questi anni ha avuto cura di orientare e formare volontari non solo per la propria realtà, ma anche per l’Associazione. Su questa strada, in raccordo con l’area “volontariato” delle Acli, dedicheremo un rinnovato impegno formativo e valoriale.
Il ruolo di rappresentanza della Fap
Ritengo necessario richiamare all’attenzione dell’assemblea congressuale la natura sindacale della nostra Federazione che con la sottoscrizione della delega, tramite gli Istituti Previdenziali, ha assunto il ruolo di rappresentanza sociale e politica che è la centralità del suo agire e quindi la sua “mission”.
La scelta politica, a suo tempo, operata dalle Acli di dar vita alla Federazione Anziani e Pensionati si configura, ancor più oggi, come una risposta associativa finalizzata dalla “delega” a rappresentare gli interessi dei tanti associati pensionati della Federazione per la difesa dello stato sociale o meglio del suo adeguato riposizionamento ai parametri di mutamento della società.
In prima istanza le deleghe sono state proposte, per la maggior parte, all’utenza dei vari servizi delle Acli, in primis a quelli del Patronato che rimane tuttora la via privilegiata per la promozione della “delega”.
In tutta Italia sono ormai oltre centomila i sottoscrittori della delega.
Ritengo che la Fap sia quindi diventata in questi anni un passaggio importante per le Acli e per il suo sviluppo associativo, ma per promuovere “rappresentanza” oggi occorre che queste “centomila tessere” diventino volti, pensieri, azioni, come già sono volti, pensieri, azioni, proprio le tessere degli aclisti dei nostri Circoli. Come ha sottolineato il Cardinale Tettamanzi nel suo intervento alla COP Nazionale :”…non ci si può accontentare di essere parte di una esperienza associativa soltanto perché si versa una quota e si riceve una tessera. Di una associazione si è realmente parte se si è protagonisti, se si è parte attiva, se si agisce, per quanto è possibile, per quanto e nel modo in cui è utile al bene complessivo dell’associazione stessa”.
La Fap può diventare un tassello per costruire un pensiero importante e significativo che aiuti a superare questa crisi, e la delega, se “condivisa”, permetterà alla Fap di avere il diritto di essere presente ai tavoli istituzionali con forte identità, ed essere propositiva nelle proposte e nella mediazione.
E’ una scommessa che le Acli milanesi devono fare propria. E’ un salto culturale per promuovere aggregazione attiva tra i neo pensionati e un più ampio sviluppo associativo.
Breve sintesi dell’ operatività nel quadriennio 2006-2010
Negli ultimi decenni la nostra città di Milano ha attraversato profonde trasformazioni sociali, demografiche ed economiche, che ancora oggi stanno ridisegnando l’organizzazione della vita delle persone. Il territorio della Lombardia, e soprattutto Milano, è al centro di disagi, esclusioni e solitudini, che stanno mettendo in evidenza una crisi della coesione sociale. Milano che è ritenuta ancora oggi, nonostante la crisi che l’ha investita, la capitale del lavoro e il centro dell’economia del paese, è anche la città che ha il più elevato numero non solo di anziani over sessantacinquenni ma di grandi anziani.
La continua crescita della popolazione anziana e la decrescita delle nascite richiede urgenti scelte politiche mirate al sostegno della famiglia per riequilibrare la bilancia se non vogliamo andare incontro nel prossimo futuro ad una insostenibilità del nostro sistema sociale.
La Fap ha operato in questi anni in risposta alla complessità di questa società in movimento. L’obiettivo che si è data è stato quello di sviluppare oltre all’azione associativa propria delle Acli anche una azione sociale e politica per :
• promuovere la consapevolezza dei diritti di cittadinanza stimolando gli anziani e pensionati ad esercitarla negli spazi di partecipazione
• rappresentare socialmente gli anziani e pensionati nei confronti delle istituzioni e delle forze sociali
• approfondire le tematiche che caratterizzano la condizione anziana
• organizzare servizi in grado di rispondere ai molteplici bisogni materiali ed immateriali degli anziani.
In che modo?
Per gli anziani volontari che hanno voluto mettersi in gioco come “cittadini consapevoli” sono stati effettuati, in collaborazione con AVAL, corsi di formazione su: sanità, previdenza e assistenza, per una possibile apertura di sportelli informativi sul territorio per aiutare il cittadino a districarsi in queste norme complicate e sempre in via di cambiamenti legislativi.
Siamo presenti nel “punto famiglia” proprio con le competenze in materia di sanità e assistenza socio sanitaria che vengono puntualmente aggiornate con corsi specifici.
E’ stato messo a punto un “sistema di indagine” sul territorio per quanto riguarda il potere di acquisto delle pensioni: sono stati coinvolti i soci dei Circoli e del territorio che, attraverso un questionario, hanno testimoniato un effettivo e progressivo impoverimento del potere d’acquisto. Dopo questa indagine sono state raccolte quasi 5000 firme per una petizione mirata a sollecitare il Governo ad intervenire sulle problematiche relative ai meccanismi di rivalutazione delle pensioni a sostegno dell’applicazione del Decreto Legislativo 503 del 1992 art. 11 comma 2) e consegnate personalmente all’allora Senatore Giorgio Benvenuti.
Un’ulteriore indagine sul territorio è stata quella sul consumo energetico nelle case dei nostri soci anziani in collaborazione con l’Assoutenti Lombardia. Sono state contattate più di mille persone coinvolgendo oltre 50 realtà territoriali delle provincie di Milano Lecco Mantova e Varese.
Alla fine è stata redatta una guida su “Energia : usala meglio”.
In una zona di Milano (la zona 9), in collaborazione con il Circolo di Pratocentenaro, è stato messo a punto un progetto finanziato (Vicinato solidale) finalizzato a promuovere “relazioni solidali e di mutuo aiuto” tra condomini in uno stabile di 109 famiglie per la maggior parte anziane e con una elevata percentuale di persone sole.
Il progetto ha avuto successo e l’esperienza di mutuo aiuto continua tra gli stessi condomini.
In dieci Circoli della città di Milano è stata fatta un’indagine tra i pensionati su come sono percepiti gli immigrati su quel territorio e se lo stesso Circolo è aperto all’accoglienza: il risultato ha messo in evidenza come, anche fra noi aclisti, si faccia fatica ad accogliere il diverso.
Corsi di computer che hanno messo gli anziani in condizione di capire il “linguaggio elettronico” delle nuove generazioni.
Corsi di lingua inglese e conversazione
Attività culturali (arte, storia etc…) di uno spessore non indifferente
Corsi sulla corretta alimentazione per una buona salute e per la conoscenza del nostro corpo.
Da tutte queste iniziative abbiamo percepito l’esigenza da parte dei nostri soci di cultura, di approfondimento politico-sociale e di apprendimento dei nuovi sistemi di comunicazione. Da qui nasce la proposta di realizzare una vera e propria “Università per aclisti pensionati”, maggiormente organizzata in modo da saper cogliere le esigenze “mirate” anche dei territori.
La vita Cristiana
E’ il quotidiano approfondimento della Parola evangelica che ci aiuta nel cammino della vita.
E’ la preghiera che ci sostiene e fa sì che il nostro sguardo spazi sempre nel futuro.
E’ la consapevolezza della nostra pochezza che ci fa scoprire la serenità dell’ ”affidarci” a Colui che ci ha chiamato “fratelli”.
Con questa visione, soprattutto noi anziani, dobbiamo saper avvicinare ed accogliere tutte le persone per essere testimoni di valori che incarnano le Beatitudini.
Vorrei leggere con voi alcune affermazioni che Gesù fa a Nicodemo: un brano del Vangelo di Giovanni (3,1 ) che mi ha molto colpito.
Gesù dice:” …in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio”.
Risponde Nicodemo: “ Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”
Gesù dice: “… se uno non nasce da acqua e da spirito, non può entrare nel Regno di Dio”.
L’acqua lava via il “vecchio” che è in noi e lo Spirito soffiando ci porta via le nebbie che ci impediscono di vedere il “nuovo”.
Noi anziani ci riconos
ciamo nella domanda di Nicodemo, ma dobbiamo sapere anche che giorno per giorno la rinascita avviene solo cercando di vivere nel quotidiano la Parola che ci fa uomini e donne credibili.
Conclusioni
Dal precedente Congresso a oggi è maturata nel gruppo dirigente della FAP la consapevolezza del significato profondo di cosa si intenda per “rappresentanza” e quali siano le scelte da operare per essere in grado di “rappresentare” qualcuno, nella fattispecie anziani e pensionati nei loro bisogni nei confronti delle Istituzioni.
Capisco anche che la rappresentanza, per essere tale, ha bisogno di condivisione e partecipazione per non essere svuotata dal suo reale significato. Quello che si dovrà fare nel prossimo quadriennio è far sì che la delega, che certamente va maggiormente estesa, sia una delega “consapevole”, sostenuta da progetti indirizzati a migliorare la qualità di vita dei nostri iscritti e al bene comune delle nostre comunità.
C’è una sfida che attende noi e la società tutta nei prossimi anni: da una parte una crescente capacità della medicina di allungare la vita media, dall’altra una continua e progressiva diminuzione delle risorse destinate alla sicurezza sociale. Bisognerà mettere tutte le nostre capacità per discernere percorsi propositivi realistici.
Nella mia relazione mi sembra di aver delineato il percorso che la Fap vuole intraprendere con più determinazione, per esercitare il ruolo che le compete: percorso che necessita di formazione, di maggiori relazioni, alleanze e territorialità. E’ un percorso che dovrà essere condiviso con tutta l’Associazione e con si suoi dirigenti ai vari livelli.
Ringrazio il Presidente, la Presidenza Provinciale, per il sostegno di questi anni ma soprattutto ringrazio i volontari vecchi e nuovi che hanno collaborato con me con dedizione e competenza. Solo grazie a questa preziosa collaborazione abbiamo migliorato l’organizzazione del nostro “fare” associazione e azione sociale. Insieme si è potuto progredire in un cammino sempre più in sintonia con le scelte di fondo della Federazione.
8 maggio 2010
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Sez. A2
LA SPIRITUALITÀ DELL’ANZIANO
Lettera di Don Raffaello al Congresso provinciale FAP
Spiritualità è prendere coscienza del mondo interiore che si vive secondo un significato e una esperienza. Se intendiamo per spiritualità la vita cristiana, tutto quello che sentiamo e viviamo viene illuminato dalla parola e dalla vita di Gesù
.
Parlando nelle Acli, spiritualità dell’anziano è vivere secondo la scelta e i valori di Gesù nel tempo presente, consapevoli di avere lungamente vissuto, operato, lavorato. Ora viviamo il tempo della persona invecchiata, limitata nelle forze, spesso sola, senza futuro e senza richiesta di operosità,eppure ricchi di doni, esperienze e sapienza offerti nella nostra vita passata, aiutati dal Signore in cui abbiamo creduto
.
1. Aver vissuto significa aver comunicato, fatto esperienza, lavorato, ma allora prima ancora di lamentarsi della propria fatica c’è l’atteggiamento del ringraziamento per la vita ricevuta e vissuta.
Nelle fatiche e nei progetti sviluppati, nell’operosità e nella vocazione che passo passo si è maturata in noi, abbiamo ricevuto grazia di forza, entusiasmo, esperienza di generosità di altri ed esperienze nostre verso altri. Il ringraziamento ci mette nella condizione di capire che siamo stati aiutati dal Signore. Così non siamo stati soli, abbiamo colto tante cose belle ed abbiamo collaborato per rendere più accogliente la vita per coloro che ci vivevano accanto.
2. Il ringraziamento si alimenta con il ricordo. La vecchiaia è il tempo in cui si ricordano persone eccezionali, magari non famose, ma vive di spirito, di iniziative, di fede, di coraggio. Sono state le persone che ci hanno fatto conoscere, capire la vita, affrontandola con intelligenza e coraggio. Sono uomini e donne, parenti, religiosi, sacerdoti e vicini di casa, colleghi di lavoro, amici ed estranei. Il ricordo si allarga anche alle Istituzioni: alla scuola, alla Chiesa, al lavoro in azienda, all’associazione laica e sociale, alle Acli e al Sindacato.
3. Il ringraziamento si allarga per quante persone abbiamo aiutato, sostenuto, incoraggiato, cresciuto: dai figli ai nipoti, dalle famiglie ai parenti e alle persone più diverse incontrate. In ognuno, pur con le nostre povertà, abbiamo lasciato il segno di una dedizione e di una attenzione.
4. Questo è anche il tempo dei bilanci sui significati ed i valori.
Ci si rende conto di non essere all’altezza per ciò che avremmo voluto continuare a fare.
Ci rendiamo conto che le forze si affievoliscono.
Ricordiamo i sogni giovanili, il coraggio di costruire e realizzare con continuità nel tempo adulto. Oggi ci sembra di essere incapaci.
Vanno in crisi i perché delle nostre azioni. Dobbiamo imparare a passare alla sapienza del cuore che accetta
- la fede come valore,
- la preghiera come sostegno per il mondo,
- l’incoraggiare come elemento fondamentale delle scelte di valore,
- il gusto della vita,
- la riflessione sull’esistenza e il suo valore anche per chi non ha successo né riconoscimenti.
5. Aver capito checosa davvero merita stima e che cosa è superfluo o inutile. Come anziani, rischiamo di adorare la televisione perché ci riempie la giornata. Ma è proprio la televisione lo strumento che ci vuole illudere su un mondo di successo, di egoismo, di banalità. Sappiamo che, nonostante il volto accattivante, quello che ci fan vedere non è la vita, ma l’illusione, la maschera, la fragilità di valori che non resistono, l’amore come gusto passeggero e non fedeltà.
Ci troviamo di fronte ad infiniti sentimenti che non maturano in vita, ma si sviluppano e muoiono, soggetti ai prossimi sentimenti che invaderanno il cuore, ma che lo renderanno arido.
Questo significa che, se la televisione non è il diavolo, è solo uno strumento che va valutato e giudicato con valori alti e profondi .
6. Anche se non condividiamo la mentalità o la scelta dei giovani, impariamo a capire che ognuno di loro sta vivendo un tempo splendido di onnipotenza (o di paura), pieno di insidie e di speranze, anche se ingenuo.
Ma i giovani non hanno nulla in mano, salvo la propria inesperta libertà. Come anziani dobbiamo valutare ciascuno per quello che è, e volergli bene, incoraggiando e valorizzando quello che vediamo di buono. Ci pensa già la vita ad illuderlo, a deluderlo, a non capirlo.
Incoraggiate a saper tenere duro nelle scelte di valori e preghiamo molto per loro.
7. Il grande ostacolo che ci viene proposto, ogni giorno, è la paura. E’ come uno strumento di tortura soprattutto sviluppato subdolamente dalla televisione che racconta i peggiori fatti del mondo e di Italia, inducendoci a pensare che omicidi, stupri, assalti per rapina sono all’ordine del giorno anche sotto casa. La paura è pericolosissima poiché è un meccanismo emotivo che non fa ragionare, ma induce, anche senza motivo, a diffidare, a chiudersi, a temere chiunque. La paura induce al rifiuto, poi all’odio, poi alla violenza, alla guerra, alla vendetta. Gesù insistette: “Non Abbiate paura”.
Un conto è la prudenza e altro è lasciarsi dominare dalla diffidenza.
Per superare la paura, bisogna riflettere, aiutarsi insieme, accogliere, non respingere. Dominare con i sentimenti più alti ogni situazione.
8. La volontà di raccontare episodi di vita che ci sembrano belli, saggi istruttivi per capire, senza pretendere di volere insegnare.
Accettare con gusto e interesse i racconti degli altri : si scoprono saggezze nascoste.
E, in particolare, vanno ascoltati i racconti dei giovani sapendo mantenere con equilibrio la propria saggezza, senza squalificare gli altri .
9. Saper vedere quello che c’è di bello e che altri non vedono è il migliore modo di restare vivi, anzi più che giovani, e scoprire che il Signore è presente.
Un testo che merita una rilettura è la “Lettera agli anziani” di Giovanni Paolo II, pubblicata il 1° ottobre 1999, poco prima dell’anno giubilare 2000.
Al n°4 ci invita a ripensare ai “molteplici segnali positivi” del secolo XX che, pure, è stato il secolo di due terribili guerre mondiali e di sommovimenti totalitari.
10. Sentire che il Signore ci accompagna ogni giorno e ci chiede di aiutarlo a cambiare ciò che non porta giustizia e pace, è questo il vero modo di vivere il senso della nostra esistenza. Noi, non dimentichiamolo, aiutiamo a seminare.
Il Signore fa crescere, anche se spesso non capiamo come. Ma alla fine, se ci fidiamo di Lui, i nostri semi porteranno frutti nel tempo, nei secoli.
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Sez. A3
MOZIONE CONCLUSIVA
CONGRESSO FAP ACLI Milano-Monza-Brianza
I delegati del 2° congresso della FAP-ACLI della Provincia di Milano – Monza Brianza approvano le linee guida, le analisi e le proposte indicate nella relazione del Segretario uscente Carla Dell’Orto, integrate dai contributi degli interventi dei soci e dei rappresentanti degli Enti e delle Associazioni ospiti.
In particolare:
l’Assemblea assume come impegno programmatico la finalità dell‘azione, volta a favorire le condizioni affinchè gli anziani possano vivere una realtà “socialmente produttiva” e godere delle tutele necessarie nel momento di bisogno, soprattutto quando il contesto famigliare non può più essere in grado di assistere ai loro bisogni, per motivi economici o strutturali.
L’analisi tracciata nella relazione evidenzia come, pur nella reale condizione economicamente difficile di tanti pensionati, la tenuta dei legami sociali, la sopravvivenza delle famiglie, l’aiuto indispensabile per un numero sempre più grande di giovani, nostri figli o nipoti, sono sostenuti dagli anziani e dai pensionati.
L’Assemblea condivide tra gli obiettivi prioritari :
1) la formazione di quadri dirigenti capaci di leggere le dinamiche sociali ed in grado di formulare proposte di percorsi costruttivi a difesa delle fragilità e della marginalità
2) la proposta delle Acli Nazionali sulla rimodulazione della Social Card , secondo le modalità emerse dalla COP Nazionale,
3) la necessità di arrivare ad una sorta di reddito minimo di garanzia per chi è inoccupato o è in condizioni di grave disagio
4) l’urgente revisione del nostro sistema fiscale, volgendolo finalmente a misura e protezione della famiglia, tante volte strumentalizzata dalla retorica politica, ma nei fatti ignorata.
5) trovare forme associative che all’interno del Movimento Aclista siano idonee per la popolazione straniera residente.
L’Assemblea considera poi di grande interesse la proposta di lavorare in sinergia con i Sindacati Confederali, a partire da una fase di analisi sulla realtà territoriale, secondo le modalità indicate nella relazione. A tal fine riteniamo importante il coinvolgimento di tutto il movimento ACLI , ed in primo luogo dei Circoli, veri e propri presidi sociali sul territorio.
La natura sindacale della nostra Federazione ci stimola alla difesa dello stato sociale pur nella dinamica di una società in continua evoluzione e quindi invita la nuova Segreteria ad adoperarsi affinchè i contenuti della nostra proposta siano oggetto di condivisione ed integrazione della FAP Nazionale.
L’Assemblea esprime apprezzamento per il lavoro fin qui fatto, che ha visto impegnati tanti soci, ed accoglie positivamente la proposta di realizzare, pur progressivamente e secondo limiti di realismo, una Universita’ per gli aclisti pensionati nella quale possano trovare spazio e impulso tutte le attività culturali del mondo aclista.
Le sfide delineate nella relazione non sembrano facili.
Avremo bisogno della volontà e del talento di ciascuno dei nostri soci e di quanti vorranno “camminare” con noi, cercando “di vivere nel quotidiano la Parola che ci fa uomini e donne credibili”.
Milano 8 maggio 2010
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Sez. A4
RELAZIONE al Congresso FAP 2010:
Anziani e volontariato
(Giuliana Carenini)
sull’Avvenire domenica 28 aprile emerge come, da una ricerca condotta da Caritas e Acli, sia saldo e robusto il volontariato nel nostro paese: è un’italia silenziosa scarsamente visibile non rilevata dai riflettori dei mass media: sono 4 milioni e mezzo i volontari in Italia
L’Ires CGIL nell’ indagine /21 aprile 2010) dal titolo “il capitale sociale degli anziani” ha tentato di fare una stima di quanto vale dal punto di vista economico il “lavoro“ sociale dei pensionati fornendo elementi di conoscenza e stime originali sul contributo degli anziani al benessere sociale del nostro paese. Si tratta di un valore che, tra l’attività informale, il sostegno ai carichi familiari in quanto nonni e l’impegno in organizzazioni di volontariato ammonta ogni anno a 18,3 miliardi di euro circa (1,2% del PIL Italiano).
L’Ires cita a proposito che il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato finanziato nel 2009 per 400 milioni di euro, il Fondo nazionale per le politiche della famiglia vede uno stanziamento di 185 milioni di euro ( 137 milioni previsti nel 2010) e le pensioni di anzianità erogate dall’Inps ai lavoratori dipendenti (2 milioni 233 mila pensionati) nel 2009 ammontano a circa 3,76 miliardi di euro.
La ricerca conferma che i nonni sostituiscono gli asili nido, le scuole materne e sopperiscono alla mancanza dei servizi per la non autosufficienza (sono circa 3 milioni i non autosufficienti). Ed è l’impegno più rilevante : in Italia ci sono 6.911.000 nonni e di questi solo 936.000 non si prendono mai cura dei nipoti , ma ben quasi 6.000.000 lo fanno in misura e modi molto diversi.
Nelle attività di cura delle persone, nelle reti familiari,o di prossimità di volontariato di interesse collettivo gli anziani rappresentano “una dimensione di grande rilievo” : gli over 54 impegnati nell’aiuto gratuito in Italia sono 4.701.000 (su un totale di 13 milioni di italiani impegnati in aiuti informali) .
Sono partita dai numeri per avere e dare una idea di come il cosiddetto “volontariato” sia costituito in Italia da un esercito di persone.
Voglio andare un po’ dentro la parola “volontariato”.
Una frase che spesso diciamo è “io faccio volontariato”, “ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo agli altri” sono in pensione “ e ho tanto tempo libero…” come se il “volontariato possa essere una attività “da tempo libero”. Proviamo ad analizzarlo: alla parola “volontariato” io aggiungerei tre altre parole: relazione, gratitudine, consegna.
La relazione è elemento fondamentale nella vita, come pure la comunicazione che ne rappresenta l’aspetto visibile.
L’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, e Dio si esprime nella Trinità che esprime la relazione fra il Padre e il Figlio addirittura con una persona che è lo Spirito.
L´uomo non è e non sarà mai una monade, un pianeta isolato dagli altri, anche quando è solo e silenzioso in mezzo al nulla. E´ impossibile non comunicare, perchè ogni comportamento è comunicazione, invia un messaggio agli altri, che lo si voglia oppure no.
Nella comunicazione si apre la relazione, ovvero la relazione con l´altro è già implicita nella stessa esistenza umana. Ogni persona è "una", "nessuna" e "centomila", come insegna Pirandello.
La prima relazione è quella del neonato verso la mamma, che rappresenta per lui l’amore assoluto. Seguono poi le relazioni verso gli altri famigliari, il papà, i fratelli, gli zii, e quindi quelle verso i compagni di scuola e gli amici.
La relazione verso la propria fidanzata e la propria moglie, le relazioni verso i propri figli….
Le relazioni dell’uomo maturo verso i suoi colleghi, i suoi superiori, le persone tutte che nella vita si ha occasione di incontrare.
Queste relazioni si trasformano nel tempo a mano a mano che l’uomo cresce e crescono le persone intorno a lui.
Nella giovinezza la relazione con gli altri è sovente e prevalentemente una relazione di apprendimento: gli altri ci insegnano.
Nella maturità si scambiano i ruoli e siamo sovente noi a dovere insegnare: le relazioni con gli altri sono spesso relazioni che vedono noi come insegnanti..
Nella vecchiaia infine la relazione tende a diventare sempre di più una consegna: una consegna di noi agli altri, della nostra totalità tesa a sopravvivere negli altri che ci seguiranno.
Il comunicare con gli altri e quindi instaurare relazioni è un atteggiamento che impariamo fin da bambini, e fin da bambini impariamo a dire grazie senza forse renderci conto di quanto ciò sia importante. Il grazie del bambino è un grazie a chi lo ha messo al mondo è un grazie a chi lo aiuta , un grazie a chi gli insegna a scrivere a leggere, … ed ecco il senso di gratitudine che ci portiamo dentro. E’ una disposizione interiore , un cuore riconoscente da esprimersi con parole e fatti ed è una forza con cui una persona riconosce dentro e fuori i doni ricevuti .
Gratitudine comprende “grato” ed è riconducibile (dal sanscrito, alla parola kairo) alla parola caritas che , come traduce Benedetto XVI è amore.
Quindi nelle relazioni esprimiamo il meglio di noi stessi però l’espressione più alta la si ha quando alla relazione si unisce anche il criterio della gratitudine.
Quando poi alla relazione e alla gratuità si aggiunge anche la fase della consegna stiamo parlando di noi “anziani”. Dobbiamo consegnare ai nostri figli ai nostri nipoti questa nostra dimensione di vita che ha fatto del “volontariato” autentico che investe radicalmente tutta vita ,uno stile di vita al costante di servizio agli altri, di relazioni che intercettano i bisogni di chi è debole, di gratidudine per tutto quello che ci è stato dato.
Dobbiamo consegnare un mondo che possa avere una prospettiva per tutti soprattutto per i più deboli. Al centro del primitivo messaggio cristiano c´è proprio l´idea dell´amore, della caritas e i primi destinatari del Vangelo sono proprio i poveri... Ai poveri il messaggio evangelico non chiede certamente di rientrare negli schemi prefissati dalla società che domina, né tanto meno di aderire ai suoi modelli di vita.
È piuttosto il povero che propone un nuovo messaggio, mentre sono il ricco e la società dominante a dover rivedere le loro scelte e il loro vissuto alla luce di questo messaggio.
Se il volontariato lo intendiamo così capiamo che essere volontari è mettersi il vestito di tutti i giorni e non quello della domenica bello e con i lustrini, il volontariato non è un hobby: è un nostro atteggiamento di fondo che si esprime mettendo in atto quello sguardo diverso che sa intercettare i bisogni dell’altro.
Benedetto XVI in un discorso tenuto proprio ai volontari ( a Vienna – 2007) dice:
senza impegno volontaristico il bene comune e la società non potevano, non possono e non potranno perdurare: la spontanea disponibilità vive e si dimostra al di là del calcolo e del contraccambio atteso, essa rompe le regole dell’ economia di mercato……
Per quanto diverse, molteplici o anche contraddittorie possano essere le motivazioni e anche le vie dell’impegno volontaristico, alla base di tutto sta in fin dei conti quella profonda comunanza che scaturisce dalla “gratuità. E’ gratuitamente che abbiamo ricevuto la vita…. gratuitamente abbiamo ricevuto lo Spirito con i suoi molteplici doni………..gratuitamente trasmettiamo ciò che abbiamo ricevuto mediante il nostro impegno , la nostra carica volontaristica..
L’amore è gratuito…. Chi è in condizione di aiutare riconosce che proprio in questo modo viene aiutato anche lui; non è merito suo né titolo di vanto il fatto di poter aiutare”
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Sez. A5
Congresso provinciale Fap-Acli
Elezione dei nuovo comitato provinciale
Alla fine del Congresso, a scrutinio segreto, sono stati eletti i seguenti 13 componenti del nuovo comitato provinciale, ordinati per ordine alfabetico.
Bernucci Roberto,
Carenini Giuliana,
Casparrini Giuseppe,
* Dell’Orto Carla,
Gazzotti Piero,
Gerli Giuseppina,
Longhi Giovanna,
Mangano Letiizia,
Marzorati Giovanni,
Palma Giuseppe,
Santambrogio Maria Rosa
,
Spelta Francesco,
Ziliotto Vittorio.
* La Segretaria uscente è stata votata quasi all’unanimità: con oltre il 90% di voti.
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Sez. A6
VERBALE del 1° COMITATO FAP-Acli
eletto al Congresso del l’8 maggio 2010
Presenti:
Bernucci Roberto,
Carenini Giuliana,
Casparrini Giuseppe,
Dell’Orto Carla,
Gazzotti Piero,
Gerli Giuseppina,
Longhi Giovanna,
Mangano Letiizia,
Palma Giuseppe,
Santambrogio Maria Rosa,
Spelta Francesco,
Ziliotto Vittorio.
Assente giustificato : Marzorati Giovanni
Ospiti: Egidio Gandini, Cerioli Catullo
Carla dell’Orto, come prima eletta, apre il Comitato e, sottolineando l’equilibrio dei delegati votanti al Congresso, si propone come Segretaria, come aveva già preannunciato prima del Congresso. Chiede comunque se qualcun altro si vuole candidare; però nessun altro si propone.
Si vota quindi la candidata: 12 voti favorevoli – 1 astenuto (Gazzotti per ragioni personali)
Dopo la presentazione (su richiesta di Letizia Mangano) dei componenti il Comitato, la neo-eletta Segretaria nomina la Segreteria, che risulta così composta:
Dell’Orto Carla (Segretaria Provinciale Fap)
Carenini Giuliana
Bernucci Roberto
Gazzotti Piero
Spelta Francesco.
Specifica quindi le funzioni che ogni componente la “segreteria” dovrà avere.
Carenini:
Politiche sociali, punto famiglia e volontariato. Compito essenziale: far crescere altre persone.
Bernucci:
Tesseramento, con tenuta libri sociali e libro soci. Collaborazione di Giuseppina Gerli e associazione in questa funzione di Rosangela Piccini.
Catullo Cerioli e Cesare Ostrowski:
amministrazione delle deleghe e rapporti, in riferimento alle deleghe, con la Fap Nazionale.
Gazzotti:
Intermediario per la comunicazione con i Circoli sul territorio e promozione della delega sul territorio stesso. Inoltre, avendo a che fare con i Circoli lo si propone come Presidente del Circolo De Lorenzi, in sostituzione di Giuliana Carenini.
(La proposta in seguito non verrà accettata, per troppi impegni).
Spelta- Casparrini :
collaborazione con il settore politiche sociali e cura di tutta l’area della comunicazione: pagina Fap del giornale e area del portale della Fap- Acli.
Atri compiti:
Marzorati Giovanni:
collaborazione a pieno titolo per l’osservatorio sul territorio della rete esistente per i servizi socio assistenziali per gli anziani, avvalendosi dell’aiuto del settore politiche sociali. Inoltre collaborazione a formare una Università dei Pensionati Acli, cercando di integrare e assemblare le varie realtà che operano nei settori politico-culturali-ambientali nelle Acli.
Longhi Giovanna:
come sempre, amministrazione dell’Aval, vista anche nel contesto di una collaborazione con il Regionale
Coordinamento dell’ufficio segreteria:
Zugnoni Dina, Negrini Ersilia e M.Rosa Chiarabini (compiti da definire)
Area turistico-culturale:
Mario Redondi e Luciana Sturlese. Area da rafforzare anche con il progetto Università dei Pensionati Acli.
Amministrazione:
Catullo viene nominato amministratore con la collaborazione di Liliana Panzetti e Franco Fragomeni.
Revisore dei conti:
Egidio Gandini e Zanola Tobia (ragioniere del Circolo Gallaratese che vuole accostarsi a noi); come tali parteciperanno a tutti i Comitati.
Le new entry (soprattutto del territorio, Santambrogio, Palma, Mangano ), come rappresentanti del territorio nel Comitato, dovranno essere la colonna portante e gli intermediari fra territorio e segretaria centrale.
Mangano Letizia chiede un chiarimento sul concetto di tesseramento per “delega”
Il Segretario chiarisce e sottolinea che proprio attraverso la delega si ha il riconoscimento della Fap di diritti di rappresentanza sindacale con le Istituzioni. A tale scopo occorre incentivare in tutti i modi anche con agevolazioni ( buoni sconto nei vari servizi Acli, la Card con agevolazioni mediche di prossima istituzione ecc…) il tesseramento con delega, perché il principio che deve passare è sicuramente quello della rappresentanza sindacale della FAP.
Si passa ad una valutazione del Congresso.
Casparrini sottolinea la buona riuscita del Congresso in tutte e due le fasi : in mattinata con la relazione molto completa del segretario uscente e nel pomeriggio con l’interessante tavola rotonda. Avrebbe voluto una partecipazione maggiore anche se riconosce che i presenti erano “delegati” rappresentanti dei 56 circoli della provincia ed erano quasi tutti presenti.
Longhi : condivide tutto quanto detto da Casparrini.
Gazzotti sostiene che la Fap deve farsi conoscere di più dal movimento aclista come forza sindacale e deve insistere su questo punto anche con i dirigenti aclisti, da cui deve essere maggiormente appoggiata.
La Segretaria ne condivide la posizione ma, dice, occorre lavorare, fare relazioni esterne, fare rete con i sindacati e associazioni (es. Auser, Antea) per la non autosufficienza, dal momento che i circoli Acli sono soprattutto composti da pensionati.
Palma: la difficoltà della promozione della delega è il non riconoscimento giuridico della Fap: è o non è un sindacato? Dobbiamo uscire allo scoperto, se siamo un sindacato dobbiamo poter accedere ai tavoli istituzionali.
Carenini: bisogna uscire dal binomio deleghe=voti. La delega è rappresentanza e la rappresentanza è presa di coscienza individuale di ciascuno. Bisogna agire in questo senso.
Bernucci: porta esperienze del suo “volontariato” in ospedale. Bisogna saper aiutare, capire i bisogni e difendere i diritti.
Alla fine della discussione il Segretario comunica che il comitato si riunirà ogni due mesi, ma che, in data che presto sarà definita, dovrà riunirsi per l’approvazione del bilancio della Fap.
Il verbalizzatore
(Giuliana Carenini)
Il Segretario Prov.le FAP
(Carla Dell’Orto)
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