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Il Congresso
Organismi dirigenti
XXVI Congresso delle ACLI Milanesi
 
21, 22, 23 gennaio 2000
Centro Congressi della Provincia, via Corridoni 15 Milano

Osare il futuro nella nuova Europa.
Solidarietà e lavoro: radici dell'economia civile

IL SISTEMA ACLI IN PROVINCIA DI MILANO
STATO E PROSPETTIVE ORGANIZZATIVE
a cura del Segretario all'organizzazione, Paolo Petracca


» Che cos’è il “Sistema ACLI”
» Alcuni dati sul XXVI Congresso
» Gli Organi dell’associazione
» Progetti, funzioni e servizi promossi dall’Associazione
» I Servizi del sistema
» La Formazione del e nel sistema
» Le Risorse economiche del e nel sistema
» La Comunicazione del sistema
» L’Organizzazione del e nel sistema
» Il Servizio per l’Ascolto della Parola
» Il Progetto Lavoro
» Il Progetto Politiche Sociali
» Il Progetto Sviluppo Globale
» Le Aree autorganizzate
» Rafforzare la dimensione associativa provinciale
» Il rapporto movimento-servizi
» Riassetto e funzionamento degli organi dell’associazione
» Circoli e zone: ruoli e funzioni
» Zone: affiancamento delle realtà in difficoltà e eventuale    conseguente ridisegno
» Il nuovo coordinamento di Milano città e le nuove zone
» Zone e trasferimento delle risorse
» Un movimento più attento alla qualità nel fare
   associazione e sistema

LO STATO DEL SISTEMA E I QUATTRO ANNI APPENA TRASCORSI

Che cos’è il “Sistema ACLI”
Quando si parla di “Sistema ACLI” intendiamo fare riferimento: alle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, alle associazioni con altra denominazione nate per opera delle ACLI , alle imprese sociali (cooperative, consorzi, fondazioni, società di capitali, etc.) controllate o promosse dal movimento aclista, nonché alle interazioni che questi soggetti sviluppano tra loro e verso l'esterno.
Elementi quantitativi sullo stato del Sistema.
La presenza aclista nella provincia di Milano può essere inizialmente raccontata con alcuni significativi numeri:

  • iscritti all’Associazione: oltre 19.000;
  • iscritti all’Unione Sportiva: oltre 13.000;
  • iscritti alla Lega Consumatori ACLI: oltre 4.000;
  • iscritti al Club Solidarietà: oltre 2.500;
  • iscritti al Centro Turistico ACLI: circa 2.000;
  • aderenti all’IPSIA: oltre 200.
Al numero totale di iscritti al sistema (circa 40.000 unità) corrispondono le seguenti strutture:
  • 174 tra Circoli ACLI e Nuclei (compresi i Nuclei ACLI Colf) di cui oltre 70 con licenza di bar per soci, ed oltre 10 con licenza pubblica sempre per bar;
  • 27 Zone (considerate secondo il nuovo azzonamento predisposto per Milano città);
  • oltre 150 Società Sportive affiliate alla U.S. ACLI;
  • circa 100 Cooperative Edilizie aderenti al Consorzio ACLI-CISL;
  • circa 100 Cooperative Sociali e di produzione lavoro aderenti ai Consorzi ACLI-CISL;
  • sono presenti le seguenti aree generazionali e di genere autorganizzate all’interno del movimento: Giovani della ACLI (i Giovani delle ACLI hanno in carico anche il Progetto Giovani che ha per target la fascia adolescenziale), Coordinamento Donne, Movimento Anziani e Pensionati (area generazionale organizzata presente solo nella nostra Provincia);
  • sono presenti le seguenti Associazioni specifiche: U.S. ACLI, IPSIA di Milano - Onlus, Anni Verdi, E.M.A.S.I. (impegnata sul tema dell’immigrazione), C.T.A., Lega dei Consumatori, Centro Ecumenico Europeo per la Pace (promosso insieme alle ACLI regionali e nazionali), Associazione per la Famiglia (promossa insieme alla CISL e alla CCI), Spettatori Associati (per la fruibilità degli eventi culturali, promossa insieme all’ARCI), Libera (promossa insieme a numerose altre realtà, ospitiamo e coordiniamo la sede regionale lombarda);
  • sono presenti le seguenti imprese sociali di livello provinciale: Fondazione ACLI Milanesi e Edilturismo S.r.l. (gestione del patrimonio), Patronato ACLI (segretariato sociale), S.A.F. ACLI S.r.l. (assistenza fiscale, servizi economici e fiscali ai Circoli, …..), Fondazione EnAIP Lombardia (presente con 4 sedi centrali e numerose sedi staccate di Centri Servizi Formativi, distribuiti omogeneamente sul territorio provinciale), Costa Levante (società di gestione delle nostre sei case di soggiorno), Guglie Viaggi (agenzia turistica), C.C.S.L.-C.C.S. (consorzio per la cooperazione sociale e di produzione lavoro che include anche le cooperative di gestione dei nostri sedici impianti sportivi, la cooperativa MO.P.L. nonché le numerose cooperative impegnate nelle tradizionali aree anziani, handicap e servizi alla persona più in generale, a cui si aggiungono alcuni ‘esperienze residuali’ della cooperazione di consumo ed alcune cooperative di servizi legate alle aree dell’immigrazione e del commercio equo e solidale), C.C.L. (consorzio per la cooperazione edilizia);
  • gli utenti dei servizi promossi dall’associazione, dalle associazioni specifiche e dalle imprese sociali sono complessivamente oltre 500.000.
Il grado di penetrazione dei Circoli ACLI nei Comuni (comuni con almeno 1 circolo/tot. comuni) risulta superiore al 50%. Inoltre vi sono imprese sociali ed associazioni specifiche quali Patronato, Unione Sportiva e la Cooperazione nel suo insieme che sono presenti in molti Comuni dove non è insediato alcun Circolo ACLI. Ciò significa che – dopo la realizzazione del piano di sviluppo (presentato dalla presidenza uscente alla sede nazionale) che prevede l’apertura di dodici nuovi circoli nei prossimi due anni - rimarranno sprovvisti di una presenza aclista solo una trentina di Comuni su 188 (tra questi solo due Comuni Lissone e Magenta superano i 20.000 abitanti mentre la popolazione residente nei rimanenti considerati non raggiunge le 180.000 persone).


Alcuni dati sul XXVI Congresso
Al XXVI Congresso Provinciale dell’associazione partecipano oltre 400 delegati, espressione delle assemblee precongressuali di 152 su 174 tra circoli e nuclei, e per la prima volta quelli di sette associazioni specifiche.


Gli Organi dell’associazione
Il Congresso Provinciale elegge un Consiglio Provinciale composto da 40 membri di cui almeno il 25% donne. Quattordici consiglieri devono essere scelti tra i presidenti di circolo e/o di zona.
Il Consiglio Provinciale designa il Presidente e la Presidenza da questi proposta; ha inoltre la facoltà di istituire altri organi intermedi di governo (ad esempio: il Consiglio di Presidenza).


Progetti, funzioni e servizi promossi dall’Associazione
Nel corso di questi ultimi quattro anni gli organi dell’associazione – oltre ad essersi riuniti con continuità ed in piena attuazione di quanto previsto dallo statuto e dalla legge - hanno deciso di lavorare per progetti.
Le linee operative individuate sono state le seguenti: Lavoro e Politiche Sociali (progetti vettore, vale a dire di primaria importanza), Sviluppo Globale, Iniziativa Democratica e Milano Città (progetti di secondo piano nell’agenda del governo dell’associazione).
Questi progetti sono stati affiancati da un lato dalle tradizionali funzioni (formazione, organizzazione, comunicazione esterna, risorse, servizio per l’ascolto della Parola) in cui si articola la dimensione associativa provinciale e dall’altro dall’azione delle aree autorganizzate dell’associazione (Giovani delle ACLI, Coordinamento Donne, Movimento Anziani e Pensionati).
I tre grandi filoni di attività che l’associazione, così strutturata, ha tentato di sviluppare - in collaborazione con tutti gli altri soggetti del sistema - sono quelli che furono scelti alcuni decenni fa: la formazione, l’azione sociale, l’organizzazione di servizi.


I Servizi del sistema
Per quanto riguarda l’insieme di servizi vecchi e nuovi sviluppati in questi anni (formazione professionale, soluzioni abitative, segretariato sociale, sport per tutti, turismo sociale, assistenza fiscale, servizi alla persona, cooperazione allo sviluppo, soci al bar e ristorazione, orientamento al lavoro, tutela dei cittadini extracomunitari più svantaggiati, promozione della partecipazione teatrale e del turismo culturale, educazione ambientale e alla pace nelle scuole medie superiori, assistenza giuridica per i consumatori e per le famiglie in difficoltà), le ACLI sono state da molti percepite come un un’organizzazione molto consistente, capace di rispondere a una vasta gamma di bisogni sociali complessivamente in modo competente e attento all’accessibilità per tutti delle attività promosse.


La Formazione del e nel sistema
Riguardo alla realizzazione di attività di studio e di formazione per la ‘costruzione’ di cittadini attivi, attenti alla realtà e ai cambiamenti delle istituzioni democratiche e del mondo del lavoro e protagonisti della realizzazione di un mondo più equo e solidale, le ACLI hanno in linea generale tentato (anche con alcune ‘buone pratiche’ di notevole interesse soprattutto su base locale e in relazione alle questioni internazionali) di resistere con fatica - aumentata dalla scarsità di risorse umane, economiche e progettuali sviluppate dal sistema in favore di questo fondamentale tipo di attività del movimento - al progressivo inaridimento della partecipazione politica cui stiamo assistendo ormai da anni. La formazione nelle e delle singole associazioni specifiche e imprese sociali si è svolta in piena autonomia ed anche con notevoli esempi di qualità ma – salvo rarissime eccezioni - senza collegamento con quanto programmato e realizzato in altre parti del sistema.


Le Risorse economiche del e nel sistema
Sul piano delle risorse e delle prospettive economiche, patrimoniali e gestionali, le ACLI milanesi appaiono complessivamente come un sistema: ‘con i conti in ordine’, con un quadro delle responsabilità giuridiche e manageriali ben identificabili e con meccanismi di lodevole solidarietà redistributiva al proprio interno. L’anello meno forte di questo quadro sembra essere la dimensione associativa, a cui tuttavia non può essere negata la scusante di aver impiegato molte energie nel tentativo di messa a regime di diverse imprese sociali del sistema.


La Comunicazione del sistema
In questi anni le ACLI hanno continuato ad informare i propri associati attraverso il Giornale dei Lavoratori ed hanno debuttato su Internet ma sono state solo episodicamente visibili sui media. Le ragioni di questo state di cose non sono dovute ne ad una mancanza di lavoro sociale effettivamente svolto nei territori e dai servizi, ne all'assenza di risorse tecniche ed economiche destinate dal movimento a tale funzione, ma da correlare alle difficoltà che il livello associativo provinciale ha dovuto affrontare anche riguardo alla costruzione effettiva di politiche sociali continuative e progettuali. L’ufficio stampa in fine non è stato quasi mai utilizzato come una risorsa del e per l’intero sistema.


L’Organizzazione del e nel sistema
Sul piano della funzionalità organizzativa (con particolare riferimento alla quantità e alla qualità della comunicazione di sistema e delle sinergie progettuali) le ACLI appaiono come un sistema disorganico sia rispetto al rapporto movimento-servizi, sia rispetto alla relazione tra la dimensione locale e quella provinciale.
Difficoltà si sono registrate in modo particolarmente evidente sulla presenza e sull’azione dei circoli sia per quanto riguarda Milano città sia per quel che concerne l’area ovest/sud-ovest della provincia. La debolezza strutturale complessiva della dimensione associativa provinciale sembra avere forti ripercussioni anche rispetto a questa funzione organizzativa.
Grandi sforzi sono stati compiuti in questi anni per individuare le vie di uscita dalla presente situazione ma le riforme individuate come necessarie (decentramento e fluidificazione del sistema) non sono ancora avvenute e per tanto verranno riproposte come impegni programmatici per il prossimo quadriennio.
Per quel che riguarda i percorsi di nuova aggregazione che si sono sviluppati negli ultimi anni in tutto il sistema ACLI - specialmente quando hanno coinvolto persone in età giovanile - dobbiamo rilevare che essi sono stati segnati dall'adesione a singole iniziative più che al movimento tout court e che, conseguentemente, a fronte di numeri molto rilevanti rispetto alle persone incontrate, solo una stretta minoranza degli interessati ha maturato un impegno continuativo, caratterizzato dall'assunzione di incarichi di responsabilità e aperto alla comprensione della natura complessa del movimento.
I percorsi di nuova aggregazione hanno riguardato sia realtà di servizio (turismo, collocamento privato, sport, servizi alla persona) sia realtà più legate alla dimensione associativa e valoriale del movimento (IPSIA, MAP, circoli a fortissima prevalenza giovanile, coordinamento donne e Associazione per la Famiglia). Soprattutto da questo secondo gruppo di realtà, prese nel loro complesso, vengono alcuni elementi organizzativi di novità e di grande importanza per il futuro.
In particolare ci riferiamo ad una serie di ‘caratteristiche di stile’ - da tenere ben presenti nel nostro modo di agire associativo e di sistema - quali le attenzioni per: i tempi delle persone, lo spazio e la qualità delle relazioni interpersonali e di genere, il recupero delle dimensioni di senso e di interiorità presenti in ciascuno, la comunicazione costante, in tempo reale e non invadente.


Il Servizio per l’Ascolto della Parola
Il percorso avviato, ormai dall’inizio degli anni novanta, sulla scorta di quanto indicato dal nostro assistente spirituale nazionale padre Pio Parisi è continuato e si è consolidato nel corso di questi ultimi quattro anni. È estremamente difficile esprimere delle valutazioni sul grado di incidenza organizzativa di questo tipo di funzione dell’associazione. Si può comunque rilevare che la risposta dei territori e degli altri componenti del “sistema” alla proposta di cammino spirituale è stata superiore – seppur di poco - in termini quantitativi rispetto al passato.


Il Progetto Lavoro
Diverse attività sono state programmate e realizzate in questi anni all’interno del Progetto Lavoro. In particolare sono stati: attivati alcuni corsi a livello provinciale e zonale di approfondimento sui temi del lavoro e organizzati alcuni convegni sulla materia.
Al di fuori del Progetto Lavoro, invece, - e in molti casi in totale autonomia - alcune imprese sociali del sistema hanno avviato nuove e significative attività.
I CSF dell’EnAIP presenti sul territorio milanese hanno adeguato le proprie proposte formative alle nuove richieste del mercato del lavoro conseguendo tassi molto elevati (80%) nel raggiungimento occupazionale dei propri utenti. L’EnAIP ha altresì ampliato le tipologie dei propri corsisti (diplomati e laureati) creando figure professionali innovative in grado di collocarsi con successo all’interno di un mercato del lavoro in continua evoluzione.
La trasformazione del MOPL in cooperativa di servizi di orientamento e di collocamento privato è stata propedeutica all’ingresso delle ACLI milanesi nell’Agenzia Regionale di domanda e offerta denominata “Emporio dei Lavori”, nonché nell’Agenzia provinciale AGIL.
La nostra società di assistenza fiscale ha invece programmato un servizio di supporto amministrativo a costi molto bassi per i cosidetti “lavoratori atipici”.
Sono poi stati generati diversi nuovi posti di lavoro a seguito della nascita e del consolidamento, all’interno del sistema, di numerose imprese sociali.
Sul piano dell’azione sociale – e quindi in questo caso, del sostegno forte, pubblico e coordinato con altre realtà sociali, in favore di nuove e più adeguate politiche del lavoro - come associazione e come sistema non abbiamo complessivamente dimostrato una soddisfacente capacità di sviluppare lavoro di rete e di mobilitazione su questi temi.


Il Progetto Politiche Sociali
Quanto appena sostenuto in relazione al Progetto Lavoro è sostanzialmente ripetibile per le Politiche Sociali.
A fronte di approfondimenti in convegni di alto livello - organizzati con cadenza annuale dall’associazione - su diversi aspetti della riforma del welfare, sono stati attivati molti nuovi servizi da parte di altri soggetti del sistema. Questi servizi di buon livello, tuttavia (dal progetto delle case in affitto a basso costo, al potenziamento della qualità e della quantità dei servizi alla persona di molte cooperative sociali, all’impegno diretto nella gestione di strutture sportive di base, etc…) non sono nati per effetto delle strategie ideate dall’associazione ma per iniziativa legittimamente autonoma di parti del sistema diverse dalle ACLI in senso stretto.
Anche sul piano dell’azione sociale vale quanto sostenuto per il Lavoro.


Il Progetto Sviluppo Globale
Pur non essendo considerato prioritario nelle linee programmatiche dell’associazione il progetto Sviluppo Globale ha conseguito i pochi e non dettagliati obiettivi ad esso assegnati.
Tale progetto è infatti riuscito nell’intento di sviluppare - in modo integrato - attività formative, azione sociale e organizzazione di servizi sui temi della pace e della solidarietà internazionale.
Si pensi ad esempio alle attività riguardanti la costruzione della pace nei Balcani e a come vi sia stata una costante interazione tra la realizzazione di numerosi incontri formativi, la promozione di riusciti momenti di mobilitazione politica e l’attuazione di progetti di sviluppo e di volontariato internazionale in tutta la ex-Jugoslavia.
Il Centro di Iniziativa Democratica e il coordinamento di Milano Città.
Queste attività progettuali non hanno fatto registrare momenti di particolare significatività pubblica della loro azione. Sul piano ‘interno’, invece, il CID ha approfondito il tema delle aree metropolitane insieme alle ACLI di altre grandi città italiane e si è impegnato, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, nel tentativo di coordinare gli aclisti impegnati nell’amministrazione degli enti locali; mentre il coordinamento di Milano città dopo aver seguito con costanza l’evolversi del decentramento amministrativo del comune capoluogo, ha analizzato i suoi possibili propri compiti per il prossimo futuro.


Le Aree autorganizzate
Il coordinamento donne, contando sulle sue poche forze, ha continuato la sua azione discreta nell’offrire un luogo di incontro e di confronto per le donne delle ACLI. Ha inoltre proposto diversi momenti di riflessione comune tra donne e uomini del movimento; ha infine contribuito in maniera decisiva alla nascita e al consolidamento dell’Associazione per la Famiglia.
Il MAP è molto cresciuto e si è molto rafforzato strutturalmente in questi anni. Si è radicato sul territorio, ha proposto attività di formazione su temi di attualità politica e sociale a centinaia di anziani e ha realizzato numerose attività di tipo culturale. Il prossimo passo sarà senz’altro una maggiore interazione con gli altri soggetti del sistema.
G.A. ha attraversato nel corso di questo quadriennio un passaggio di consegne tra generazioni: ad un gruppo forte del lavoro politico, formativo e progettuale di alcuni anni (che è entrato praticamente al completo nel movimento adulto - distribuendosi tra i circoli, il progetto sviluppo globale e alcuni progetti sperimentali come quello del RAD Cafè) è subentrato nell’ultimo anno e mezzo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani.
Ciò ha necessariamente comportato una diminuzione del volume delle attività svolte ma crediamo in una prossima ripresa nel segno della continuità rispetto a quanto di positivo si è realizzato nel recente passato.
Il dato più significativo da registrare riguardo ai giovani è poi, a nostro avviso, che, pur cambiando rapidamente le persone con incarichi di responsabilità (anche a causa di evidenti ragioni di tipo anagrafico-generazionale), le ragazze i ragazzi di G.A. – più degli aclisti adulti - abbiano tenuto e tengano saldamente in mano l’esperienza ormai quasi ventennale del Progetto Giovani. Questa realtà - seguita sul piano spirituale, nell’ultimo quadriennio, da don Gino Rigoldi - ha introdotto nel DNA delle ACLI milanesi (unica realtà a livello nazionale) una propria sensibilità ed un proprio specifico stile nel rapporto con il complicato mondo degli adolescenti. Il Progetto Giovani è ormai da dieci anni il naturale bacino di rigenerazione di G.A. sul livello provinciale e quindi - indirettamente, in piccola parte e con tempi medio lunghi – anche per il movimento adulto.
I rapporti con gli altri Livelli dell’organizzazione.
In fine l’attenzione dimostrata dall’intero sistema ACLI milanesi per il raccordo tra le proprie attività e quelle corrispondenti portate avanti dalle dimensioni regionali, nazionali ed internazionali del movimento, si è rivelata essere complessivamente contraddistinta da partecipazione attiva, disponibilità, assunzione di responsabilità, rispetto dei vincoli di solidarietà, esercizio della critica costruttiva, specialmente per quel che concerne la costruzione di un movimento realmente fondato sul principio di sussidiarietà.


LE LINEE DI SVILUPPO

Rafforzare la dimensione associativa provinciale

Se considerassimo tutto l’insieme del movimento come una realtà realmente funzionante secondo le regole teoriche espresse dal modello organizzativo sin qui implicitamente descritto, saremmo tutti disposti a sostenere che la dimensione associativa provinciale - con le sue attività progettuali su scala locale e su scala globale e con le sue funzioni sistemicamente e sistematicamente interfacciate con i servizi, con i circoli, con le zone e con gli altri livelli del movimento - si trova in una posizione strutturalmente centrale pur in un contesto caratterizzato da relazioni e linee operative sempre più a rete e sempre più orizzontali.
Tale dimensione si trova oggi tuttavia nella situazione precedentemente descritta.
Se vogliamo dunque che il sistema ACLI milanesi possa domani innanzitutto definirsi tale e quindi avere chiara l’analisi del contesto esterno e la direzione dove andare, dobbiamo dare mezzi uomini e idee al livello provinciale dell’associazione.


Le riforme da effettuare sul livello provinciale
Il rapporto movimento-servizi

E’ opportuno che le funzioni, i progetti e le aree autorganizzate divengano interlocutori stabili e progettuali per le imprese sociali e le associazioni specifiche del movimento. Ciò può avvenire solo nella misura in cui si riuscirà in futuro: ad individuare delle azioni che coinvolgano le competenze tecniche dei servizi e quelle politiche dell’associazione, ad ordinarle per importanza e priorità, ad individuare dei responsabili di azione in grado di occuparsi stabilmente della conduzione della stessa, a reperire le risorse economiche necessarie per realizzarle, ad inserirle nei programmi di tutte le parti del sistema (si pensi ad esempio come sarebbe facile per il nostro movimento sviluppare azioni integrate sul problema delle gare d’appalto al minimo ribasso per i servizi alla persona o sulla riforma delle pensioni o sul doping nello sport dilettantistico o sulla riforma della scuola pubblica non statale o sulla casa per gli extracomunitari…).
La collaborazione tra movimento e servizi dovrebbe poi declinarsi – e qualche passo in questa direzione abbiamo già iniziato a farlo - anche su questioni che interessano istituzionalmente tutto il sistema: dalla predisposizione di un’unica carta dei servizi ACLI, alla realizzazione di una Fest’ACLI di sistema di carattere provinciale, dalla redazione e comunicazione interna dei bilanci consolidati e di ‘gruppo’, al coinvolgimento dell’intero sistema quanto meno nelle conferenze organizzative e programmatiche.
La stessa questione del governo e del controllo dei servizi dovrà, per il bene del sistema, subire dei cambiamenti in futuro: non è sufficiente che alcuni dirigenti associativi siedano nei consigli di amministrazione - o organi ed essi assimilabili – dei nostri servizi per avere la certezza che essi siano i custodi degli interessi e dei valori nobili ed alti che l’associazione conferisce alle attività economiche.
È necessario invece che i dirigenti associativi abbiano il tempo materiale di svolgere il compito a loro assegnato e le competenze tecniche per poter interloquire adeguatamente in sede decisionale.
I nuovi progetti, le nuove funzioni e le nuove aree autorganizzate In ragione di quanto sin qui sostenuto riteniamo che i progetti vettore delle ACLI milanesi debbano rimanere il Lavoro e le Politiche Sociali. Essi dovranno però caratterizzarsi come i veri e propri motori del sistema, in grado di interagire con le funzioni, le aree autorganizzate, le imprese sociali e le realtà associative specifiche. Il progetto Sviluppo Globale dovrà acquisire maggiore centralità nelle scelte strategiche del movimento. La Formazione dovrà - entrando principalmente nelle fase di concezione ed elaborazione delle azioni - essere ‘il sale’ se non del sistema almeno dei Progetti; mentre l’Organizzazione dovrà essere ‘l’olio’ che permette buona riuscita delle iniziative attraverso una reale fluidificazione dei rapporti tra movimento e servizi e tra centro e periferia. Le Risorse dovranno essere in grado di sviluppare strategie innovative quali: una progettazione di sistema per il reperimento di fondi da istituzioni pubbliche e da imprese private (ex.: fondazioni bancarie), l’attuazione di calibrati piani di marketing per attrarre donazioni di privati cittadini e il rilancio di un piano provinciale di convenzioni con le aziende. La Comunicazione dovrà essere al servizio di tutto il sistema e guidata con cura e tempo sufficiente da chi ha le massime responsabilità nel movimento. Le Aree autorganizzate dovranno continuare sulla strada percorsa ma guardando un po’ di meno al proprio interno e un po’ di più ai propri ‘vicini’ di sistema.


Riassetto e funzionamento degli organi dell’associazione
Gli organi di governo e di controllo dell’associazione necessitano anch’essi di alcuni verifiche. La proposta che qui si avanza è solo una delle soluzioni possibili per il riassetto ma riteniamo abbia una sua coerenza interna. Il Consiglio di Presidenza, che doveva sperimentare il coinvolgimento di responsabili di alcuni servizi e settori per allargare il numero dei partecipanti alle decisioni esecutive dell’associazione, non ha per molti motivi funzionato.
Per assolvere alle stesse funzioni si potrebbe invece ricorrere ad un allargamento dei componenti della presidenza e all’attivazione di coordinamenti movimento-servizi per assolvere ai compiti descritti precedentemente.
Il consiglio provinciale ha sperimentato la positiva esperienza di avere un proprio ufficio di presidenza: in questo caso non pare necessaria alcuna modifica strutturale ma semmai serve che i titolari del ruolo si sentano molto più autorizzati che nel passato a dettare tempi ed indirizzi agli organi di governo.
In fine la ‘consulta’ dei presidenti di zona che stabilmente ha operato in questi quattro anni deve diventare uno strumento organizzativo indispensabile per i motivi che andremo tra breve a esporre.


Il decentramento delle funzioni, dei progetti, del rapporto movimento - imprese sociali.
Circoli e zone: ruoli e funzioni

Il circolo è ancora nella realtà milanese – e deve rimanere - il punto focale dell’associazione sul territorio, nonché il luogo dove si leggono i bisogni sociali e politici delle comunità locali e si organizzano le risposte necessarie. Nell’organizzazione delle risposte è necessario tuttavia ricordarsi che, come l’esperienza ci ha insegnato, non si può mai operare in condizioni di isolamento e che quindi bisogna essere necessariamente aperti al lavoro di rete con il sistema ACLI e con le altre organizzazioni della società civile operanti sui territori.
La prima interfaccia che il circolo dovrebbe tenere presente riguardo al sistema ACLI è la zona.
Questa affermazione dovrà in futuro diventare un imperativo.
Allo stato delle cose l’associazione e il sistema non possono più permettersi: zone troppo ‘deboli’ sotto il profilo della presenza aclista, situazioni problematiche dei circoli portate costantemente ed in numero assai elevato all’attenzione della sede provinciale (quando magari lo stato di degrado delle situazioni stesse è ormai troppo avanzato) e difficoltà di connessione sui territori tra associazione e imprese sociali che non siano intercettate da un livello associativo diverso da quello provinciale.
Le zone di domani dovranno quindi necessariamente essere un luogo di raccordo e supporto per i circoli e le imprese sociali acliste territoriali e un interfaccia funzionale per il livello provinciale, sia sul fronte associativo (funzioni, progetti e arre autorganizzate) che su quello dei servizi.
Dal momento però che non si può ottenere tutto e subito proponiamo che i primi passi verso la ridefinizione del ruolo e delle funzioni delle zone debbano essere i seguenti. Le zone dovranno:
- fungere da raccordo organizzativo tra provinciale e circoli per comunicare le iniziative.
- contribuire a pensare, armonizzare e verificare i programmi annuali del provinciale e dei circoli, per aumentare la sinergia organizzativa.
- avere un ruolo di sviluppo del territorio (coordinamento tra i circoli, supporto di eventuali circoli in difficoltà, sviluppo di nuovi circoli di concerto con il provinciale)
- intercettare i servizi consentendo un rilancio del movimento a partire dalle idee e dalla lettura dei bisogni del territorio. Fino a giungere alla situazione in cui le imprese sociali acliste sempre più unite all'impegno civile e politico dell’associazione si configurino come un ‘motore’ per ricercare risorse locali (umane e materiali) per la realizzazione di strutture efficienti su cui imperniare i vari servizi di risposta ai bisogni delle comunità.
Per un buon funzionamento delle zone sarà poi necessario che alla presidenza delle zone (da affidare sempre meno a singole persone) ci siano persone che conoscano la realtà aclista e la gestione di un circolo, nonché che abbiano i talenti e le disponibilità di tempo per coordinare e comunicare iniziative a tutti i livelli richiesti dal ruolo.


Zone: affiancamento delle realtà in difficoltà e eventuale conseguente ridisegno
Vi sono state zone, in questi anni, che hanno ben funzionato e che hanno senz’altro la potenzialità di assumere il mandato appena delineato. Ad esse si può solo rammentare: di non mancare nel vitale collegamento con la dimensione provinciale, di aiutare a stabilire delle procedure operative per realizzare quanto esplicitato e di portare pazienza perché saranno chiamate ad avere delle difficoltà in più quali, ad esempio, essere chiamate a sostenere zone confinanti in difficoltà o in casi estremi a subire un ridisegno per poter consentire a territori limitrofi di avere il minimo di condizioni operative per dare vita ad una zona ACLI.
Per le zone che, alla prova dei fatti, possiamo affermare non aver funzionato pensiamo che entro la fine del 2000 bisognerà provvedere al loro affiancamento attraverso la costituzione di interzone ad hoc o in casi estremi ad un ridisegno. Entrambe queste soluzioni avranno naturalmente il modo di maturare in appositi incontri a cui parteciperanno tutti i possibili protagonisti. Le eventuali nuove zone non potranno fare a meno di poter contare sulla presenza al proprio interno di 3-5 circoli ‘forti e sani’. Sempre nel caso di un ridisegno sarebbe bene che la zona insista sul territorio di un solo decanato (tratto organizzativo che peraltro già risulta come la tendenza più accentuata nell’attuale suddivisione ‘aclista’ del territorio). Naturalmente i due appena citati non potranno essere i soli criteri da tenere in considerazione nell’opera di ridisegno. Bisognerà altresì tener presente: i legami territoriali tra i circoli di una stessa zona o di zone confinanti, la necessità di uniformare le zone "politiche" con le strutture zonali dei servizi (vedi Patronato, SAF…) e di diversi altri fattori


Il nuovo coordinamento di Milano città e le nuove zone
Il problema Milano è, infine, una delle questioni più impegnative che il sistema ACLI provinciale dovrà tornare ad affrontare in futuro. In merito a questa questione non possiamo nascondere che viviamo ormai da tempo una situazione di difficoltà e di inadeguatezza delle ACLI della città meneghina nel dare risposte ai mutati bisogni di socialità e di partecipazione dei milanesi. Il coordinamento dei circoli di Milano città ha già indicato - col consenso unanime del gruppo dirigente provinciale – le nuove circoscrizioni istituite quest’anno come criterio classificatore per le nuove zone ACLI della città: la decisione definitiva su questa questione verrà presa il più presto possibile dagli organi competenti. In questo modo tuttavia risulteranno esistere molti problemi di debolezza strutturale nella presenza dell’associazione sul territorio per cui sarà necessario programmare iniziative di supporto che giungano o dall’istituzione di interzone o dal ricorso diretto al coordinamento cittadino.


Zone e trasferimento delle risorse
È legittimo sostenere che a zone con più poteri e più doveri dovranno corrispondere zone con adeguate risorse economiche. Questo è un impegno che nei prossimi anni tutto il sistema dovrà assumere se le affermazioni sin qui scritte diventeranno mandato politico sancito dal congresso. Ciò che senz’altro non si può chiedere al livello associativo provinciale da domani è di rinunciare a parte delle proprie risorse per trasferirle sulle zone, perché questo al momento attuale significherebbe affossare l’anello forse strutturalmente più debole dell’intero sistema.


Un movimento più attento alla qualità nel fare associazione e sistema
Dalle donne, che portano in se tutta l’attenzione alle persone, la concretezza, la coscienza dei propri limiti e la costanza incrollabile di chi sa davvero generare; dai pochi giovani che ancora si incaponiscono a incontrare il nostro movimento, portatori di radicalità, di modi nuovi e più rigorosi nella metodologia di azione come nell’impiego delle nuove tecnologie e di una visione del mondo più ampia di quella segnata dai confini della cultura italiana; dagli anziani che gestiscono un tempo non affannosamente pieno, che sanno che alla cura e allo sviluppo della propria interiorità vanno riservati spazi adeguati e che ricordano quando i diritti e la prosperità non erano ancora pane quotidiano per questo paese; dai migranti che testimoniano ogni giorno come la forza della vita è più forte di tutte le difficoltà che si possono incontrare e che il futuro sarà inevitabilmente segnato da un confronto quotidiano tra culture ed identità diverse; da tutti loro che obiettivamente non occupano posizioni di rilievo all’interno del movimento ciascuno di noi ha molto da imparare per riuscire a dare vita ad un’associazione ed a un sistema a misura di persona. Un movimento attento non solo a quante cose fa ma a come le fa e se le persone si sentono bene nel farle.
Per rispondere a queste giuste spinte innovative dovremo nei prossimi anni mettere in cantiere molti cambiamenti organizzativi ma soprattutto di mentalità.
Dovremo, per esempio, trovare la forza prima di dare reale diffusione e poi di ripensare i nostri percorsi di spiritualità suddividendoli generazionalmente e contemporaneamente trovando momenti di sintesi intergenerazionale comune.
Dovremo continuare il lento lavoro di mutazione genetica che il nostro movimento sta compiendo in termini di visione globale dei problemi facendo entrare – seppur ancora con fatica - nel proprio DNA la cultura della nonviolenza. Nel nostro modo di lavorare, nel nostro modo di rapportarci al nostro interno e all'esterno, nei progetti che costruiamo, nelle relazioni che costruiremo dovrà essere impresso il carattere della nonviolenza. La matrice culturale della nonviolenza potrà essere un ottimo legame tra il modo di lavorare nelle ACLI, e la prospettiva sociale e politica che il movimento perseguono nel locale e nel globale.
E ancora, dovremo imparare ad usare le nuove tecnologie informatiche per comunicare più rapidamente e allo stesso tempo più rigorosamente e sinteticamente come la parola scritta impone. Dovremo essere un’associazione che pensa i propri appuntamenti in funzione dei tempi di famiglie dove donne e uomini dividono insieme ed equilibratamente i tempi della vita pubblica e privata.
Allo stato attuale, tuttavia, dobbiamo prendere atto che i livelli di coscienza diffusa e di discussione nel gruppo dirigente riguardo a tutte queste giuste sollecitazioni, non sono ancora sufficientemente avanzati da consentirci di dare delle indicazioni di traduzione organizzativa in questa sede su questi temi. Ci impegniamo però a far sì che queste ultime inizino a delinearsi con maggiore chiarezza nel corso del prossimo quadriennio.

Paolo Petracca
Segretario provinciale all'Organizzazione