A trentanni
dall'autunno caldo". Documento congiunto Azione Cattolica e Acli di Milano
IL
LAVORO, OGGI:
PROBLEMI
E COMPITI PER LE COMUNITA' CRISTIANE
- LAzione Cattolica e le ACLI milanesi hanno avviato
da qualche tempo una comune riflessione sull'odierno problema del lavoro, con specifico
riguardo alle implicanze pastorali che interpellano direttamente le comunità
cristiane. Il contesto immediato di riferimento è, inevitabilmente, l'area
geografica di Milano e del suo hinterland, un tempo fra le più industrializzate anche a
livello europeo, oggi in fase di profondo mutamento a seguito dei massicci processi di
deindustrializzazione. Tale riflessione assume maggior rilievo a trent'anni dal cosiddetto
"autunno caldo" del 1969 che, nella scia della contestazione studentesca,
contribuì all'avvio d'una fase di radicali cambiamenti sui piani socio-culturale e
politico, nonché nelle relazioni industriali. A partire da quella data, il
movimento operaio, sotto la guida delle confederazioni sindacali, ambì a proporsi in modo
esplicito come motore di una vasta trasformazione del nostro sistema
economico-sociale. La considerevole ascesa del ruolo dei sindacati confederali e la
prospettiva, allora iniziata, pur fra resistenze e intoppi, d'una loro convergenza
unitaria suscitarono, in larghi strati popolari, la speranza di vedere proprio nel
sindacato una forza capace di nuova soggettività politica al di fuori delle logiche di
schieramento consolidate e in difesa degli interessi dei ceti più deboli. Frutto
significativo di quell'intensa stagione rivendicativa fu il varo, nel 1970, della legge
300, che definiva in un quadro di maggiori certezze dignità e diritti del lavoratore nel
contesto del suo posto di lavoro, principalmente identificato, nell'immaginario generale
di quegli anni, con la fabbrica.
- A trentanni di distanza, lo scenario appare
fortemente mutato sotto i profili socioeconomico, sindacale e politico. Fra i
fattori di cambiamento si possono annoverare:
- - la globalizzazione delleconomia sia nel senso
della crescente capacità dei flussi finanziari di superare le barriere nazionali per
riposizionarsi in tempi rapidissimi da un capo all'altro del pianeta secondo le
opportunità del momento sia in quello della possibilità di spostare celermente le
strutture produttive da paesi con costo complessivo dei lavoro giudicato poco conveniente
ad altri con manodopera a prezzi bassi e condizioni generali più favorevoli allo sviluppo
delle imprese;
- - linnovazione tecnologica, che ha resto obsoleta
l'organizzazione produttiva tradizionale ed emarginato progressivamente figure sociali
come quella dell'operaio-massa, creandone di nuove, meno vincolate al rapporto con uno
specifico luogo di lavoro o con un determinato territorio, quindi non facilmente
riconducibili alle forme consolidate di rappresentanza sindacale;
- - la crisi del sindacalismo confederale, che sconta una
crescente difficoltà a mettersi in sintonia con il cambiamento dei sistemi di produzione
e non riesce a configurare, modalità del tutto convincenti di tutela del lavoro in un
tempo in cui, invece, il capitale sfrutta abilmente le opportunità della globalizzazione;
- - il rallentamento della crescita economica in Italia e in
Europa, che contribuisce all'aumento della disoccupazione, da taluni osservatori e
operatori fatta risalire alla particolare conformazione del modello di garanzie sociali e
del mercato dei lavoro che, soprattutto nel nostro paese, risulterebbe in buona misura
paralizzante per la libera iniziativa d'impresa;
- - l'incremento dell'immigrazione extra-comunitaria, con il
conseguente profilarsi d'una società sempre più multietnica, il cui impatto sui versanti
non solo socio-culturale, ma anche economico-produttivo si va rivelando denso
d'interrogativi circa linserimento e la preparazione professionale degli immigrati,
quantunque debba essere sottolineato il cospicuo contributo offerto da questi
lavoratori per sopperire alla mancanza di manodopera nei settori più usuranti.
- La comunità ' cristiana risulta fortemente interpellata
dalle trasformazioni in atto nel mondo lavorativo e produttivo. Sappiamo, del resto,
che da parte del magistero sociale il problema del lavoro ha avuto costante attenzione ed
è motivo di continue preoccupazioni.
- Per quanto concerne la Chiesa italiana, anche nel corso
degli ultimi anni non sono mancati significativi momenti di riflessione e di
approfondimento in materia. Risulta poi apprezzabile lo sforzo recentemente compiuto
dall'Ufficio nazionale per la pastorale dei lavoro della CEI, nel quadro delle iniziative
del "Progetto culturale orientato in senso cristiano".
- Non si può tuttavia negare che, in àmbito ecclesiale,
l'interesse verso i problemi del lavoro patisca più d'una difficoltà e inadeguatezza.
Intanto, la realtà dei lavoro tende ad essere interpretata quasi soltanto in termini di
"questione sociale". Si tratta, beninteso, d'un approccio essenziale:
l'avvento e il consolidamento della società industriale hanno visto la Chiesa rendersi
interprete, dalla Rerum Novarum alla Centesimus annus, delle improrogabili esigenze di
giustizia, di solidarietà, di salvaguardia dei diritti sociali dei lavoratori.
Questo particolare accostamento al problema conserva intatto il suo valore, anche in
considerazione del fatto che la transizione alla cosiddetta società postindustriale dei
"mille lavori e dei "mille mestieri" pone sul tappeto inediti ma
ugualmente gravi interrogativi circa la tutela della dignità e dei sacrosanti diritti di
chi lavora.
- Nonostante la parola illuminante e coraggiosa del
magistero della Chiesa, nei suoi vari livelli e articolazioni, sui problemi del lavoro,
rimane però la sensazione d'una difficoltà da parte delle nostre comunità ecclesiali a
rapportarsi positivamente con questa realtà. Prova ne sia che gli stessi indirizzi
degli organismi preposti alla pastorale del lavoro non sono facilmente accolti e non
trovano convincenti modalità attuative.
- Ci sembra che la radice di tali difficoltà interessi un
limite obiettivo dell'odierna realtà cristiana: quello di mettere in dialogo fede e vita
quotidiana, di rileggere e discernere, alla luce del Vangelo, le forme concrete
dell'esperienza umana nella società contemporanea. Questo difetto di sapienza
cristiana sul cammino feriale dell'uomo e della donna del nostro tempo spiega anche il
perdurante silenzio delle comunità nei confronti del lavoro e dell'attività
professionale, dei quali si fatica a decifrare il senso in chiave evangelica e il profilo
spirituale.
- La carenza si rivela tanto più grave in un contesto
sociale nel quale sono radicalmente mutati, oltre ai modi di lavorare e di produrre, la
cultura del lavoro in rapporto ai modelli di vita e all'orizzonte generale della
persona. Sovente, l'impegno lavorativo è considerato in un'ottica meramente
strumentale, finalizzato cioè alla possibilità di fruire di maggiori risorse economiche
da destinarsi al consumo individuale o familiare. In questa prospettiva, il lavoro
finisce con l'essere non di rado sopraffatto dagli interessi per le occupazioni del tempo
libero, nelle quali la persona reputa di trovare le opportunità migliori per la propria
"realizzazione".
- E' evidente che di fronte alle mutate sensibilità
culturali si tratterebbe di aiutare giovani e adulti ad acquisire una nuova coscienza del
legame intercorrente fra persona e lavoro, così da consentire a ciascuno di comprendere
significati e potenzialità di un'esperienza lavorativa bene vissuta con le istanze
personali di crescita intellettuale, sociale e relazionale.
- L'Azione Cattolica e le ACLI milanesi non pretendono certo
di fornire risposte esaustive circa il denunciato ritardo delle comunità
ecclesiali. Esse, anzi, riconoscono il valore di molte sollecitazioni e iniziative
di pastorale del lavoro proposte in diocesi nel corso di questi anni (ad esempio, la
giornata della solidarietà, la veglia del I' Maggio, gli itinerari
formativo-professionali per i giovani), dietro lo stimolante e assiduo impulso fornito dal
magistero dell'arcivescovo Carlo Maria Martini. Purtroppo, queste proposte non hanno
avuto adeguato riscontro nelle realtà parrocchiali e associative cattoliche. A motivo di
ciò, AC e ACLI, in quanto associazioni laicali capillarmente presenti sul territorio
diocesano, reputano opportuno, prendendo spunto anche dalla suddetta ricorrenza
trentennale, richiamare le comunità cristiane perché si attivino con maggiore impegno
intorno alla questione lavoro, sempre decisiva -lo ribadiamo- per la vita intera delle
singole persone, delle famiglie e della società. Ci sembra che l'auspicato rilancio
d'interesse verso la questione in esame debba muovere e collocarsi stabilmente entro
l'orizzonte della "nuova evangelizzazione", sul significato e la natura della
quale a più riprese, come sappiamo, si è soffermata la parola del Papa. A tale
proposito, crediamo possano essere opportunamente suggerite le seguenti direttrici di
ricerca e azione pastorale:
-
- - sviluppo, all'interno dell'esperienza ecclesiale,
specialmente in campo adulto, di occasioni capaci di favorire una maggiore capacità di
lettura critica dell'odierno contesto socio-lavorativo, tramite una puntuale opera di
riflessione ed elaborazione culturale;
- - attenzione ai molteplici problemi connessi alla tutela
della dignità della persona lavoratrice, con particolare riguardo alla difesa dei diritti
dei soggetti deboli e poco o per nulla protetti;
- - maturazione d'una vera e propria sapienzialità
cristiana nei riguardi dei lavoro e della professione, da delineare attraverso un assiduo
discernimento che veda in prima fila i laici adulti;
- - definizione dei tratti essenziali di una spiritualità
del lavoro per l'uomo e la donna cristiani in un contesto di società avanzata com'è
quella dell'area milanese;
- - messa a punto di forme concrete e sperimentabili di
evangelizzazione dei mondo dei lavoro, nella consapevolezza però che, in questi ambienti,
risulta determinante soprattutto la testimonianza cristiana dell'adulto.
- Si tratta di compiti sicuramente impegnativi, per
l'adempimento dei quali le nostre associazioni intendono affermare, nel concerto degli
indirizzi pastorali della diocesi, la loro piena disponibilità e assicurare il loro
fattivo contributo.
La Presidenza Diocesana
dell'Azione Cattolica e
la Presidenza Provinciale delle ACLI milanesi
Milano, novembre 1999 |