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Relazione di Gian Primo Cella alla settimana formativa (Motta di Campodolcino 26-8-2003)
  

"C'è un detto: "il peggior pratico è chi non ha nessuna teoria", e di teoria ne abbiamo bisogno, in un mondo dove ognuno di noi è esposto ad un continuo e martellante volume di informazioni che spesso si risolvono in polemiche sterili che ben poco aiutano a comprendere la realtà delle cose..
Come si è formato il concetto di cittadinanza? Secondo lo studioso inglese Thomas H. Marshall nel suo saggio: "Cittadinanza e classe sociale" la cittadinanza si forma attraverso la successione di tre categorie di diritti: civili, politici e sociali.
I diritti civili segnano la nascita della società capitalista borghese post rivoluzione francese. Sono i diritti di proprietà del capitale e del lavoro (nel senso della libertà di poter vendere il proprio lavoro).
Più tardi, nella seconda metà dell'800, sorgono i diritti politici (diritto di voto, di suffragio, di libera espressione, diritto alla costituzione di partiti politici), dopo il secondo conflitto mondiale il suffragio universale diventa un diritto acquisito per quasi tutte le moderne democrazie europee.
I diritti sociali cominciano a profilarsi intorno alla metà del XIX secolo con il diritto all'assicurazione sugli infortuni sul lavoro, un diritto che interessava molto i datori di lavoro perché, secondo le regole del diritto civile, un lavoratore se era infortunato doveva fare causa civile al padrone e spesso rinunciava per mancanza di soldi o per paura di subire ritorsioni. L'ultima conquista sociale è stato il diritto all'assicurazione contro la disoccupazione, diritto nato negli anni trenta dopo la grande crisi economica.
Con i diritti sociali scendono in campo non più solo i partiti politici bensì una nuova categoria emergente quella dei movimenti sindacali. I diritti sociali nascono in buona parte in alternativa o addirittura in contrapposizione al mercato che è il regno dei diritti civili.
La cosa interessante è che i diritti civili e i diritti politici si contrappongono, in qualche modo, allo Stato mentre i diritti sociali hanno bisogno dello Stato che è l'attore principale l'autorità deputata a rispondere alle richieste della collettività. Con i diritti sociali aumenta il grado di autonomia del diritto del lavoro che diventa una disciplina giuridica a se stante.
I tre diritti sono il fondamento della cittadinanza industriale, la cittadinanza delle grandi democrazie sorte dopo il secondo conflitto mondiale e sviluppatesi soprattutto negli anni che vanno dal 1945 al 1965, gli anni dell'era keynesiana, 30 anni di grande sviluppo altrimenti detti i trent'anni gloriosi (les trente ans glorieux).
La cittadinanza industriale dove i diritti sociali avevano un ruolo così importante corrispondeva perfettamente alle esigenze della produzione industriale di quegli anni, dove il lavoratore tipico era il lavoratore industriale, dove la forza lavoro risultava omogenea e il lavoratore ben si adattava alla produzione e al mercato. In Italia questo boom arrivò con un po' di ritardo negli anni 60 - 70. Certamente oggi ci troviamo di fronte ad un declino dei diritti sociali rispetto al passato e questo si può vederlo nella polemica che si è aperta nel nostro Paese che vede soprattutto come protagonisti la CGIL e la CISL.
La posizione che la CGIL da almeno tre anni porta avanti è totalitaria, per il sindacato il termine diritti deve essere adottato per qualsiasi forma di tutela sociale, nella manifestazione di Milano del 15 marzo scorso viene ribadito lo slogan: "c'è un grande attacco contro i diritti dell'umanità", accomunando così il diritto alla pace e quello all'art.18.
La posizione della CISL è invece più pragmatica e il termine "diritti" è meno usato in relazione ad alcune forme di protezione sociale.
Non si tratta di una disputa soltanto di natura teorica perché se ogni forma di protezione sociale anche quella sull'art. 18 viene considerata un diritto come tale è facile dire che sia inalienabile e i diritti non sono alienabili e non sono negoziabili invece se la si considera una forma se pur importante di protezione sociale ecco che può divenire oggetto di negoziazione.
Personalmente ritengo che debba essere considerato un diritto inalienabile quello del lavoratore ad una protezione sociale ma per quanto riguarda le forme stesse di protezione queste possono essere cambiate.
C'è una riduzione della progressione sociale e una riduzione della qualità e quantità della cittadinanza industriale? Si anche se uno sceglie la linea pragmatica di non considerare tutto come un diritto inalienabile però sicuramente c'è un ridimensionamento che probabilmente molti non percepiscono soprattutto i giovani che sono miopi e fanno fatica a pensare a come sarà la loro condizione sociale fra trenta o quarant'anni quando avranno l'età per andare in pensione. La chance per arrestare la decadenza dei diritti sociali dipende molto dal ritrovare delle forme che, in qualche modo, corrispondano alle esigenze della produzione di beni o di servizi.
E' interessante vedere il mondo del lavoro atipico, un mondo piuttosto complesso e non ancora del tutto collaudato. Nei call center, ad esempio, il turn over è alto ciò significa che è elevato il numero dei lavoratori che non vogliono lavorare in questo modo, c'è l'esigenza di fare della formazione di svolgere delle ricerche per andare incontro alla domanda di lavoro.
Il lavoro atipico tuttavia, non è sempre sinonimo di precarietà ci sono posti di lavoro atipici che hanno una coerenza con le scelte che i giovani fanno e che possono trasformarsi nell'arco di qualche anno in contratti a tempo indeterminato, cosa diversa sono i lavori interinali per persone che hanno già una certa età e che vengono impiegati un po' qua e un po' là senza continuità e coerenza nelle scelte.
I diritti sociali possono avere delle chance soltanto quando corrispondano alle esigenze della produzione o dell'economia. Bisogna adeguare le forme di protezione sociale alla complessità del mondo del lavoro e spostare la protezione sociale dal lavoro al mercato del lavoro.
Simone Weil nella sua opera "la prima radice" dice:"la nozione di obbligo è superiore a quella di diritto perché senza obblighi i diritti non si riscuotono". I diritti sociali sono di questo tipo hanno bisogno di obblighi per questo che il tentativo di corrispondere al mercato è fondamentale. La tutela sul mercato del lavoro ci deve essere e nel contempo deve aumentare la protezione associativa.
D'altra parte, non si può avere tutto: alti salari, alta protezione sociale, orari di lavoro flessibili e contemporaneamente vivere nelle più belle città de mondo. Come non si può voler difendere l'agricoltura europea e nel contempo fornire sostegno alle economie del sud del mondo Alcune scelte vanno fatte, più protezione sociale potrebbe voler dire in determinati momenti retribuzioni meno elevate in ogni caso è importante operare delle scelte che, il più possibile, siano coerenti e concrete.

 

 

Motta di Campodolcino (So), 26 Agosto 2003