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La prossima Conferenza Organizzativa

di Giambattista Armelloni

Forse l'immagine che meglio descrive la posizione in cui - dopo il delitto Biagi e le manifestazioni sindacali che l'hanno seguito - è venuto a trovarsi il governo Berlusconi è quella che lo colloca, secondo una colorita espressione americana, "tra l'albero e il cane", un territorio nel quale, come ognuno sa, difficilmente accade qualcosa di buono.
D'altra parte i fatti documentano che tale condizione non è dovuta al caso ma ad una serie di comportamenti del governo stesso o di sue componenti che, di volta in volta, si sono esercitati nell'esibizione dell'intera scala delle durezze, in alternanza con altri soggetti del medesimo schieramento a giorni alterni più aperti alle flessibilità che il caso suggeriva. Il presidente, poi, ha funzionato come un vero e proprio pendolo, oscillando da una prima serata di denuncia del clima d'odio che arma la mano degli assassini ad una successiva mattinata dialogica, con l'annuncio in videotape di dialoghi in spirito nuovo, per sfiorare la nevrosi quando, incalzato dai sindacati, non è riuscito a distanziarsi dalle brutte esternazioni di ministri e sottosegretari in caduta libera a proposito della "connessione sindacale" delle imprese brigatiste.
Potere mediatico e capacità di mediazione.
Di qui l'indignazione dei rappresentanti sindacali e la proclamazione dello sciopero, quello tosto, generale e unitario. Con in prima linea le organizzazioni inizialmente più disponibili al dialogo, le più mortificate dall'incapacità del governo di costituirsi come autentico polo di sintesi degli interessi in conflitto.
Al di là dei clamori della propaganda, la vera novità della situazione sta in questo: che ognuno ha potuto rendersi conto della differenza che passa tra potere mediatico e capacità di mediazione. Il primo può servire a vincere le elezioni, ma la seconda è indispensabile per governare con saggezza ed efficacia. Ed è proprio questa carenza dell'esecutivo, ormai conclamata oltre ogni evidenza, a suscitare apprensione ed allarme.
Si può notare che non era mai avvenuto prima; e ci si può consolare rilevando che c'è sempre una prima volta. Ma il caso rimane serio. Rispetto ai termini del conflitto sociale tutti i governi della repubblica, salvo eccezioni rare e temporanee, hanno assunto un atteggiamento "terzo", se non sempre neutrale, e comunque tali sono stati riconosciuti dalle parti in dialettica. Migliaia di contratti sono stati firmati con l'interposizione del governo. Centinaia di "vertenze sociali" su previdenza, casa, fisco, sanità, trasporti sono state risolte, più o meno felicemente, al tavolo di un ministro.

Il sindacato spiazzato.
Le scelte cruciali dei vari "risanamenti" che costellano la storia della repubblica, fino alle strette che hanno propiziato l'accesso all'Euro, hanno avuto per tale via il consenso dell'intero movimento sindacale. Il quale ora, giustamente, si trova spiazzato da un governo che assume esso stesso, in prima persona, una figura di parte, dando un significato estensivo del risultato elettorale da cui deriva la maggioranza che lo sostiene, per cui anche misure non previste nel programma elettorale vengono presentate in termini ultimativi: o così o il governo va avanti con i numeri che ha. Un vicolo cieco: sicuramente per il sindacato, ma come i fatti dimostrano, anche per il governo.
Il quadro si aggrava se si mette a fuoco anche un altro aspetto, pure esso inedito, del panorama attuale:e cioè che, salvo sorprese, non sembrano esistere neppure le condizioni per una mediazione parlamentare che supplisca alla carenza dell'esecutivo. In più di una circostanza del passato, quando un governo si veniva a trovare con le spalle al muro, dall'interno dei gruppi parlamentari, soprattutto di maggioranza, nascevano iniziative adatte a trarlo d'impaccio.
A volte il tutto si concludeva con una crisi vera e propria; e di questo nessuno può avere nostalgia. Altre volte però l'iniziativa parlamentare si traduceva o in un provvido emendamento che sbloccava la situazione, oppure in uno "stralcio tecnico" della materia del contendere, da riesaminare …babbo morto. Così nessuno perdeva la faccia perché nulla era cancellato dall'ordine del giorno, ma venivano per quanto possibile risparmiate al paese certe esibizioni muscolari e prove di resistenza del genere estremo.

Distinzione annullata.
Ora tutto questo non è più ipotizzabile, anche se teoricamente non va escluso; e ciò perché una pratica totalizzante del sistema maggioritario (del genere: posso, comando e voglio") ha praticamente annullato la distinzione di ruoli tra governo e parlamento, impedendo di fatto alla maggioranza di cercare nelle aule i compromessi intelligenti che allargano il consenso anche nel paese e quindi consolidano i governi.
Come si vede, la dinamica politica porta ad approdi assai distanti dai contrasti sul reintegro dei licenziati senza giusta causa e sulla sostenibilità effettiva degli interventi annunciati (o accennati in una delega generica) per rendere più flessibile il mercato del lavoro. Sono messi in giuoco valori ed equilibri fondamentali della vita delle istituzioni. Ed è anche nei varchi dell'incertezza e della confusione dell'azione di governo che la strategia del terrore può coltivare i suoi perversi miraggi eversivi. Per questo tutti, a cominciare da chi sta al timone, dovrebbero essere grati alle organizzazioni dei lavoratori che lottano, oggi come ieri, per salvaguardare le fondamentali libertà di ogni cittadino ed evitare che il mondo del lavoro ricada nel "bricolage" di un precariato senza sicurezze. a Conferenza organizzativa e programmatica (COP) di metà mandato può essere intesa in due modi: il primo è quello del puro e semplice adempimento statutario, quale essa senz' altro è, giacchè si tratta di verificare l' attività del Movimento aclista e delle sue strutture a due anni dall' inizio del mandato congressuale, svolgendo rilievi di natura organizzativa e programmatica. E' chiaro però che limitarsi a questo serve poco e rende la COP una pura e semplice liturgia ripiegata su se stessa e di nessuna utilità per le ACLI. La seconda modalità, assai più produttiva, è quella di considerare la COP come l' occasione per riavviare il dibattito interno al Movimento a partire dalle esigenze del territorio e senza pretendere di sovrapporsi ad esse.
Per questo le considerazioni contenute nelle "schede" predisposte dal Consiglio provinciale debbono essere considerate come strumenti di lavoro da sottoporre alla riflessione degli amici della base, e da verificare con essi per una maggiore aderenza delle proposte del Movimento ai loro bisogni effettivi.
Ciò vale particolarmente per questa COP che ha per tema: "Scegliere il futuro: giovani ed adulti protagonisti delle ACLI di domani" e che dovrà quindi sviluppare il tema dei giovani e del rapporto intergenerazionale.
I giovani tra i 18 e i 25-28 anni sono oggi in larga parte disimpegnati.
Esiste tuttavia una minoranza di questa generazione, cresciuta all'ombra dei nostri campanili o in esperienze educative (ad esempio gli scouts) o in associazioni di volontariato (si pensi alle croci e alla aiuto ai disabili o a all'assistenza/accoglienza nei confronti delle persone immigrate) o semplicemente sensibile per educazione/tradizione familiare, disponibile a dedicare parte del proprio tempo ad attività con forte valenza civica. In molti casi si tratta di giovani a cui ciò che fanno (o hanno appena finito di fare) 'sta stretto' e che attraverso una chiamata individuale o di piccolo gruppo sarebbero disponibili a nuove forme di impegno.
Le proposte che hanno qualche speranza di interessare a questi soggetti devono avere le seguenti caratteristiche:
·consentire un riscontro immediato del proprio fare;
·essere inserite in quadro chiaro di cambiamento della realtà nel segno di maggiori opportunità diffuse sia sul piano globale sia su quello molto locale. Per fare degli esempi: l'impegno sui temi internazionali (azioni di pace, commercio equo, consumo critico, …), l'impegno educativo nei confronti degli adolescenti (campi estivi, doposcuola, …), l'impegno su forme di volontariato di frontiera (assistenza alle prostitute, accompagnamento dei minori stranieri, nuove forme di accompagnamento ai disabili e agli ammalti, …).
·creino relazioni intense e feconde con persone coetanee e/o di generazioni diverse che riescano a dare risposte di senso ad esistenze fortemente segnate da un'omologazione imposta ma scarsamente appagante
·individuare dei luoghi (auspicabilmente i nostri Circoli) che vengano vissuti come accoglienti per le persone che desiderano impegnarsi anche per breve tempo e su oggetti circoscritti.

Giambattista Armelloni
Presidente provinciale Acli milanesi