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IL LaVORO E IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI

di Carlo Stelluti

La Conferenza Organizzativa e Programmatica Nazionale delle Acli ci propone il tema di riflessione: "scegliere il futuro: giovani e adulti protagonisti delle ACLI di domani". Un appuntamento che si rivolge particolarmente ai giovani e che non può non avere sullo sfondo il centro della ragione stessa dell'esistenza della nostra associazione: il lavoro. Nonostante l'imperversare della cultura del disimpegno, dell'effimero, della competizione individuale, il lavoro continua ad essere per le nuove generazioni come lo è stato nel passato, non solo uno strumento di sopravvivenza, ma un'occasione di riscatto, di realizzazione personale, di identità.
Con questa Conferenza Organizzativa vogliamo ripartire dal lavoro, dalla realtà quotidiana, dalla conoscenza dei cambiamenti del lavoro, dalla consapevolezza che esiste una stretta connessione fra il tipo di lavoro che ciascuno di noi è chiamato a svolgere e le scelte della politica e dell' economia. Nell'affrontare il tema del lavoro vorremmo porci l'obiettivo ambizioso di confutare l'ineluttabilità di alcune tendenze che vengono rappresentate come il portato della modernità, come ad esempio il lavoro povero di contenuti professionali, il lavoro flessibile "usa e getta", auspicando che la bontà delle cose nuove venga misurata sulle esigenze degli uomini e delle donne del lavoro. La libertà di scegliere il proprio futuro è strettamente legata alla conoscenza della realtà, così come ad essa è legata la possibilità di essere protagonisti.
Proprio per queste ragioni il Consiglio Provinciale delle Acli Milanesi ha ritenuto di proporre una scheda specifica per la discussione negli incontri delle strutture di base sul tema della Flessibilità e delle prospettive del mercato del lavoro.
E' questa la principale caratteristica dei cambiamenti in atto nel mercato del lavoro. Essa infatti è parte integrante della strategia competitiva delle imprese, sostenuta dal governo, basata sulla riduzione dei costi. Una riflessione critica potrebbe non far ritenere questa l'unica strada per reggere la competitività nel mercato globale. Anzi potrebbe addirittura essere una strada involutiva per un paese ricco come l'Italia e gravida di conseguenze sociali, i cui costi ricadrebbero prevalentemente sul mondo del lavoro. L'impressione che ci si stia apprestando, seppur con le dovute cautele, alla modifica del patto di convivenza che ha retto per oltre mezzo secolo nel nostro paese. Il rapporto esistente fra profitti, rischio d'impresa, sistema di protezione sociale pubblico e salari ha conservato a lungo un suo equilibrio. La contrazione dell'intervento ridistribuito dello stato, l'alleggerimento degli oneri a carico dell'impresa e il trasferimento di una quota maggiore di rischio a carico del lavoratore, riapriranno inevitabilmente il conflitto alla ricerca di nuovi equilibri. E' necessario avere la consapevolezza che la politica della compressione dei costi a favore dell'impresa non è neutrale, si può spingere oltre la soglia della tollerabilità sociale a condizione di evitare la ricerca del consenso, riducendo gli spazi di democrazia.
Ed è proprio la consapevolezza che la flessibilità già oggi mostra una sua fisionomia ben precisa, e sta producendo un profondo cambiamento nel modo di concepire il lavoro e nello stile di vita dei lavoratori a sollecitare una lettura critica della realtà e ad individuare delle misure concrete per evitare che il lavoratore flessibile scivoli rapidamente verso una condizione di precarietà. Il sistema di protezione sociale, le tutele, le garanzie, così come le abbiamo conosciute, sono messo a dura prova, necessitano quindi di profondi cambiamenti, che difficilmente potranno essere positivamente orientate da chi ritiene che qualsiasi protezione sia un ostacolo all'esplicarsi delle leggi del libero mercato.
Non siamo contro i cambiamenti, purché la direzione di marcia sia esplicitamente dichiarata, sia diffusa la conoscenza dell'equilibrio costi/benefici, e il cambiamento sia il risultato di una scelta democratica consapevole. Per le Acli si apre una fase completamente nuova, un nuovo protagonismo
innanzitutto per una battaglia politico-culturale ispirata al principio fondamentale che ispira la Dottrina Sociale della Chiesa secondo la quale non è l'uomo sottomesso alle leggi dell'economia ma l'economia al servizio dell'umanità.
L'insieme di questi cambiamenti in atto sono una sfida soprattutto per le nuove generazioni. Perchè possano essere mobilitate nuove energie è necessario aprirsi alla dimensione giovanile. Per queste ragioni le Acli Milanesi ritengono di fare un grande investimento sul futuro offrendo un luogo di discussione e scambio sulle problematiche relative al lavoro e il loro rapporto con valori, culture, motivazioni. Offrendo un percorso formativo a partire dal vissuto e l'esperienza dei giovani, partendo dai circoli, aperto alle comunità ecclesiali locali, aperto a forme di collaborazione con l'associazionismo, gli enti di formazione professionale. Mettendo a disposizione strumenti di conoscenza dell'ambiente di lavoro, dell'impresa, del mercato del lavoro dei diritti dei lavoratori anche in rapporto al ruolo e la funzione dei sindacati.
I cambiamenti in atto hanno proposto come criterio trainante la competizione individuale, mettendo in crisi quei valori che hanno dato al lavoro un senso sociale, la conoscenza di tali cambiamenti può permettere di superare il disorientamento, la precarietà e guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

 


Carlo Stelluti

Responsabile Ufficio Lavoro Acli Milanesi