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MONSIGNOR RIBOLDI ALL'INCONTRO DI ACLI E CARITAS del 20 dicembre

LA CHIESA E IL MONDO DOPO IL GIUBILEO

Mons. Antonio Riboldi a VimodroneQuest'anno davvero speciale per il circolo ACLI di Vimodrone si era aperto con l'incontro nello scorso febbraio con Monsignor Luigi Bettazzi, invitato a Vimodrone per parlare di pace, Giubileo e nuovo millennio. Da allora il lungo percorso di formazione, voluto per vivere meglio l'appuntamento giubilare, si è arricchito di presenze e storie davvero significative (il nostro Arcivescovo - nel dicembre 1999, durante la visita pastorale, ci aveva onorato della sua presenza e della sua parola e a Cologno Monzese nel giugno di quest'anno ha voluto richiamarci le responsabilità delle comunità cristiane e civili nei riguardi del sistema penitenziario - Giancarlo Caselli, Giuseppe Soffiantini, Don Gino Rigoldi, Giovanni Trapattoni e Monsignor Carlo Mazza, solo per ricordare i personaggi più noti, protagonisti di testimonianze indimenticabili per chi ha voluto vivere con noi questi momenti).
A tirare in qualche modo un primo, seppure sommario, bilancio del cammino fatto, i circoli ACLI di Vimodrone e Cologno Monzese, insieme alla Caritas decanale, hanno chiamato, lo scorso 20 dicembre a Vimodrone, Monsignor Antonio Riboldi, già vescovo di Acerra, bellissima terra in provincia di Napoli, purtroppo soffocata dalla stretta mortale della camorra, e prima ancora protagonista di decenni memorabili a fianco delle popolazioni sofferenti del Belice, vittime del terribile terremoto.
Il prestigioso intervento si è aperto, e non casualmente, proprio dal ricordo della sua esperienza con la realtà carceraria. Richiamando l'insegnamento evangelico, Monsignor Riboldi ci ha ricordato come Gesù non abbia mai confuso il peccato con il peccatore, che è e rimane una creatura di Dio, qualunque sia il male che ha commesso. Dio non vuole la morte del peccatore, ma la conversione di chi ha sbagliato. Occorre quindi lavorare perché la dimensione principale delle carceri sia la rieducazione, il recupero alla vita sociale e non la semplice punizione, così come del resto è stato sancito anche dalla nostra Costituzione repubblicana.
Passando al tema della serata - "Il cammino del mondo a partire dal Giubileo" - il prelato ha chiesto provocatoriamente ai presenti se ci fosse stato veramente il Giubileo: la violenza continua e a contare ancora oggi sono essenzialmente forza e apparenza, sancite in una feticistica cultura dell'immagine da un lato e in un mercato senza anima, senza etica dall'altro. La società di fronte alla quale ci troviamo è quindi una società dei consumi e dei rifiuti che non tiene conto di chi soffre, di chi è povero ed emarginato. Anzi, secondo il combattivo presule, è lo stesso consumismo ad educare alla violenza; basti pensare a quanti miliardi sono stati spesi per cose inutili, anche durante queste ultime feste di Natale, a fronte di interi continenti ridotti alla fame: "se è vero che il materialismo nega Dio, allora è vero che il consumismo ruba Dio". 
"Dobbiamo riportare l'uomo al suo posto e Dio al suo posto - ha continuato l'ex vescovo di Acerra - vale a dire nel cuore dell'uomo e per far questo dobbiamo riconciliare l'uomo con Dio; per far questi occorre essere poveri in spirito, sentire che quello che si ha è un dono da dare all'altro, al nostro fratello".
L'altra missione della Chiesa, accanto a quella della riconciliazione tra l'uomo e Dio, è la carità: "la carità è disporre del proprio essere per potere dare, la carità è farsi vicino, fare propri i bisogni dell'altro, sporcandosi, se occorre, anche le mani; l'esatto opposto dei sentimenti di paura ed egoismo che sembrano così prevalenti oggi".
Da ultimo, non si deve mai stancarsi di annunciare il Vangelo: "così come è una gioia amare il fratello, allo stesso tempo deve essere una gioia parlare di Cristo". Una Chiesa che non annuncia, viene meno al suo compito, ma l'annuncio deve poi cercare incarnazioni concrete, a fianco dell'uomo nelle diverse realtà di tutti i giorni: "se dovessi indicare le traiettorie lungo le quali dobbiamo muoverci, direi ancora, senza tema d'essere smentito, soprattutto fede, speranza e carità"
In conclusione Monsignor Riboldi ha messo in guardia dal considerare l'ormai concluso Giubileo come la panacea dei mali del mondo: "se non c'è il cambiamento radicale, allora non può esserci la remissione dei peccati, occorre la conversione autentica del cuore".
L'obiettivo della serata e cioè dare vita, a conclusione dell'anno giubilare, ad una riflessione sui cambiamenti epocali che l'uomo si trova a vivere, ci sembra sia stato raggiunto. Non dobbiamo certo avere la pretesa di avere dato tutte le risposte e avere trovato tutte le soluzioni; basti pensare a questo proposito al fatto che il percorso sul carcere è tuttora aperto e proprio in questi mesi si stanno studiando segni e impegni specifici per ricordarci del compito assunto durante quest'anno.
E adesso che fare? 
Ora occorre ripartire da qui, facendo tesoro di quanto abbiamo appreso in questi mesi - lo stesso Riboldi ci ha ammonito nel corso della serata "chi non ha passato non ha futuro" - e pensare in quali direzione muoversi, sia al nostro interno sia all'esterno, tanto a livello di comunità parrocchiali, quanto a livello civile. Siamo tutti, ma proprio tutti, chiamati a rendere conto degli sforzi e dei risultati raggiunti, pronti a rinnovare la nostra presenza, ma anche a farci da parte e a passare la mano, se dovessimo capire di essere uno scomodo ingombro.
Una consapevolezza non ci abbandoni e ci consoli però: avere mantenuto in questi mesi del 2000 e prima ancora, dal 1997 a oggi, quando questo percorso di impegno culturale e formativo è partito, una coerenza interna ad alcuni valori che, mutuando in pieno il lessico aclista, possono definirsi come le tre fedeltà: alla chiesa, alla democrazia e al mondo del lavoro.
(LORENZO FRIGERIO)


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